Cloni alternativi, replicano ma non performano

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di Marco Mairate 19 Dicembre 2008 | 16:00
I cloni dei fondi hedge, strumenti che cercano di offrire performance simili agli omonimi fondi alternativi, non convincono gli asset manager. A dirlo è una recente indagine – “Passive Hedge Fund Replication – A Critical Assessment of Existing Techniques” – presentata da quattro esperti del campo: Noël Amenc, Walter Géhin, Lionel Martellini e Jean-Christophe Meyfredi.

Il team di professori di finanza che insegna all’Edhec Risk and Asset Management Research ritorna sul tema cloni e spiega perché gli investitori sono ancora diffidenti rispetto questi prodotti costruiti in “laboratorio”.
 
I VANTAGGI DEL CLONE
Secondo gli autori della ricerca gli investitori non sembrano del tutto convinti della capacità di questi strumenti di generare rendimenti soddisfacenti, anche se alcuni asset manager interpellati ne sottolineano i vantaggi:
 
– le commissioni di gestione rimangono molto competitive se paragonate a quelle applicate dai fondi tradizionali (l’1% applicato dai cloni contro le commissioni classiche 2-20% applicate dai gestori alternativi);
 
- la liquidità del prodotto molta alta se paragonata con la lock-up applicata dalla maggior parte dei gestori hedge.
 
LA DIFFICOLTA’ DI REPLICARE LE PERFORMANCE HEDGE
Se sotto il profilo della convenienza e semplicità i cloni offrono indubbi vantaggi ancora una volta è molto difficile dimostrare la loro validità da un punto di vista empirico.

Una delle difficoltà maggiori riguarda la duplicazione dei fattori che determinano le performance dei fondi hedge: fattori difficili da replicare “in laboratorio” e che nella stragrande maggioranza dei casi portano alla conclusione che le performance derivanti dalla clonazione di altre strategie sono sistematicamente inferiori a quelle clonate.

 
LA RISPOSTA DEL MERCATO
Non è un caso che solo il 15% degli asset manager intervistati da Edhec ha detto di avere investito in questi strumenti, contro il 30% di coloro che non intendono farlo nemmeno nel futuro. Proprio questi ultimi includono tra i motivi alla base della loro scelta, il fatto che le performance dei gestori hedge non siano replicabili. Lo studio inoltre riporta che solo il 22% di coloro che hanno investito in questi strumenti si dichiara soddisfatto.
 
PIU’ CHE CLONI ETF ALTERNATIVI
In definitiva questo nuovo tipo di asset class sembra non aver ancora del tutto convinto il mercato e i suoi partecipanti: «I cloni dei fondi hedge sono ancora in una fase embrionale. Ciononostante, crediamo che una volta che questi prodotti saranno stati testati a sufficienza, quelli che supereranno questa prova sono i prodotti destinati a restare» spiega il professore Lionel Martellini di Edhec. 
 
Quindi alla domanda se fosse veramente possibile generare performance simili a quelle degli hedge ma in un contesto di rischio inferiore, la risposta dovrebbe essere necessariamente negativa. 
 
Se invece spostiamo l’attenzione su una nuova generazione di prodotti cosiddetti mechanical trading strategies, capaci di offrire un modo “economico” per gli investitori di accedere al beta dei gestori alternativi: la risposta potrebbe essere positiva. 
 

Stiamo parlando di una nuova generazione di prodotti “sintetizzati” in laboratorio utilizzabili dai singoli investitori o dai gestori di fondi di fondi sia per fare del “benchmarking” sia per un utilizzo di risk management. Che sia l’alba di un nuovo esercito di Etf?  

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