Quanti miti da sfatare intorno agli hedge

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di Francesco D'Arco 24 Dicembre 2008 | 08:30
Guardando le notizie sul mondo degli hedge fund, spiccano quelle negative. Su tutte basta citare la perdita di 100 punti percentuali registrata dal fondo 788 China, che dopo aver cavalcato per anni il buon andamento del mercato cinese è collassato in soli dieci mesi. Questo è solo un esempio delle cifre che oggi riguardano il mondo degli investimenti alternativi.

Cifre che non entusiasmano ma che falsano la realtà. Pur senza voler difendere tutti gli hedge (la politica del fare di tutta l’erba un fascio non premia mai), riteniamo corretto fare chiarezza su cos’è oggi l’industria degli hedge fund, in Italia e fuori dall’Italia.

In generale, negli ultimi mesi sono stati espressi “molti pareri errati sugli hedge fund, che nell’attuale crisi finanziaria rappresentano un capro espiatorio ideale. Ma la realtà è diversa” si legge in un report di José Galeano, chief investment officer di Banca Syz.

E, proprio per questo, è giunto il momento di sfatare i miti che aleggiano intorno agli hedge fund.

1. Performance catastrofiche. Ogni giorno vengono sottolineate le pesanti perdite registrate dai gestori alternativi, con storie esotiche che fanno sorridere i non interessati e arrabbiare gli investitori coinvolti. Ed è innegabile che “per gli investitori, il 2008 resterà l’anno peggiore sotto il profilo dei risultati della gestione alternativa” chiarisce Galeano. Ma in pochi hanno sottolineato che in confronto alle performance azionarie, “gli hedge fund hanno retto abbastanza bene. Fino alla metà del 2008, sono riusciti a raggiungere il loro doppio obiettivo che è quello di proteggere il capitale (obiettivo assoluto) e di battere i mercati (obiettivo relativo)” si legge nel report. Nel primo semestre l’indice HFRI Global ha perso l’1%, mentre l’indice azionario mondiale MSCI World arretrava del 12%. “Con una perdita del 22% al 24 novembre, gli hedge fund non sono riusciti del tutto a proteggere il capitale, ma hanno perso meno delle azioni, che hanno incassato una perdita del 46%”. In una parola, nonostante le grida di molti detrattori degli hedge, questi strumenti, cifre alla mano, si sono dimostrati capaci di resistere, svolgendo la funzione di ammortizzatore.

2. Gli hedge sono la causa della crisi. Anche su questo punto la confusione diffusa è enorme e Galeano cancella ogni dubbio ricordando che la “crisi è dovuta al settore immobiliare e ai prodotti strutturati ad esso associati. In realtà, molti hedge fund avevano rilevato il problema ben prima degli altri e manifestato pubblicamente la loro preoccupazione per la salute dei bilanci delle banche. Se si vogliono trovare i colpevoli, questi vanno cercati piuttosto fra le banche d’investimento del tipo americano, dedite a speculazioni con una leva finanziaria del 30 o addirittura del 50”.

3. Gli hedge sono una spada di Damocle. “Secondo questa tesi, per far fronte alle richieste di rimborso pervenute in settembre-ottobre, gli hedge fund saranno costretti a vendere in massa per realizzare liquidità – si legge nel report di Banca Syz – Questo effetto sarebbe amplificato dalla leva importante degli hedge fund”. E, considerando i tempi lunghi nel trattamento delle domande di rimborso in uso per gli hedge fund, “si teme una sorta di effetto ritardato”. In verità questa caratteristica degli hedge permette ai gestori di liquidare le proprie posizioni in maniera ordinata e scaglionata nel tempo.

4. Aumentano i rimborsi e l’industria svanirà. Questo è un auspicio per molti, ma purtroppo per loro non sarà così. “Storicamente, il tasso di mortalità degli hedge è sempre stato alto, intorno al 10-15% – spiega Galeano – E’ un’industria molto sana dove regna il darwinismo: solo i migliori sopravvivono”. E’ fuor di dubbio che nel 2009, la selezione sarà ancora più dura rispetto alla media, “ma a scomparire saranno i peggiori, e i fondi più piccoli con un patrimonio inferiore a 100 milioni di dollari, che rappresentano comunque il 50% circa della categoria”. Ma questo non significa perdite di denaro per i clienti e fallimenti per i fondi. Spiace in queste righe deludere gli anti-hedge, ma nei prossimi anni assisteremo, molto probabilmente alla nascita di nuove strategie e di nuovi gestori.

La crisi porterà le banche nuovamente (o maggiormente) sotto il controllo dello stato, mentre gli hedge potranno continuare ad attirare i migliori talenti nel campo della gestione, reinventarsi e garantire ancora protezione del capitale e rendimenti superiori ai mercati.


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