Mr John Paulson, il re di Denari degli hedge fund

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Avatar di Marco Mairate 29 Dicembre 2008 | 12:00
Lo scorso anno sulla copertina del numero di Bloomberg di dicembre c’era l’immagine di Jim Simmons , matematico e fondatore del fondo hedge Renaissance Technologies. Quest’anno al suo posto troviamo John Paulson, l’uomo dell’anno, il numero uno tra i numeri uno.
Il perché di una tale celebrazione è evidente: Paulson attraverso la sua società di gestione Paulson & Co. lo scorso anno ha generato 1,05 miliardi di dollari in commissioni di gestione che nel linguaggio dei mortali si traduce in uno stipendio a dieci cifre. Come ha fatto a raggiungere un tale risultato non è ormai più un segreto dato che i media si sono scatenati su un uomo sconosciuto ai più fino allo scorso anno mentre oggi divide la fama del Paulson più famoso al mondo insieme al Segretario al Tesoro Henry (i maligni addirittura si chiedono se al Tesoro non sieda il Paulson sbagliato). 
 
Paulson, 52enne, si diploma alla Bayside High School nel Queens per poi proseguire gli studi alla New York University, dove consegue una laurea in finanza con lode nel 1978. Successivamente, nel 1980, prende un MBA alla Harvard Business School dove termina il corso tra i primi 5% del suo corso. Uscito dall’Università e forte di un master di valore in quegli anni («c’era poca gente che studiava da banker in quegli anni» dirà in seguito, entra subito nella società di consulenza Boston Consulting Group. Qui rimane per due anni per poi trasferirsi nella società di investimenti Odyssey Partners. 
 
Qui trova il suo primo mentore, Leon Levy, uno specialista della gestione del rischio e grande esperto di fusioni e acquisizioni. Paulson impara da Levy concetti importanti sulla gestione del rischio, sul mercato immobiliare e come approfittare dalle aziende in bancarotta. Dopo Odyssey Paulson entra a Bear Stearns nel 1984, dipartimento fusioni e acquisizioni, dove rimane per quattro anni raggiungendo il ruolo di managing director. Quando però Bear Stearns va sul mercato quotandosi, Paulson decide di lasciare perché non vuole lavorare per una società pubblica e così trova un posto presso Gruss Partners, un’altra società esperta nella gestione del rischio. Qui incontra il suo secondo mentore, Joseph Gruss, che gli spiega come «il risk arbitrage non consiste nel fare soldi ma piuttosto insegna come non perdere soldi». Un concetto che Paulson impara bene e dimostrandolo in tutta la sua carriera fino al trionfo del 2007 quando, con un anno di anticipo (le prime posizioni short sul mercato dei titoli subprime vengono aperte nel 2006), riesce a generare una performance stellare del 600% mentre il mondo affondava sotto il peso del credit crunch. Da allora le masse gestite, che nel 2006 erano inferiori ai 7 miliardi di dollari, volano fino agli attuali 36 miliardi di dollari facendo di lui uno dei tre più grandi gestori al mondo e il più pagato. 
In una recente intervista, Paulson ha confessato che nel 2008 la sua società è rimasta cash per il 50% del patrimonio e per il restante 50% ha investito in modo paritetico sul versante long e su quello short: «abbiamo sempre operato in modo molto hedggiato – ha detto il gestore – il nostro obiettivo è quello di minimizzare la correlazione con il mercato. Se non ti proteggi, ti metti nella condizione di subire gli eventi del mercato quando questi si verificano».
 
Per il 2009 il gestore rimane negativo «il peggio deve ancora arrivare» avrebbe più volte detto, ma intanto ha cominciato a comprare obbligazioni garantite da mutui (una strategia che se dovesse premiare porterebbe risultati straordinari) e scommette su storie di ristrutturazione, acquisizioni strategiche e distressed credits. 
 
Sotto il profilo personale si conosce molto poco di Paulson, persona discreta che ama il low-profile così come il suo ufficio al 28° nel centro di Mahnattan. Sposato con 2 figli vive a Southampton e lo scorso anno si è piazzato al 175° posto tra gli uomini più ricchi di america. Sotto il profilo politico, nel 2008 ha donato 85.700 dollari per sostenere la campagna del Repubblicano John McCain e 25.000 dollari per la campagna democratica. 

Un uomo comune nell’olimpo degli dei.  

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