Le 10 previsioni choc di Saxo Bank

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di Finanza Operativa 12 Dicembre 2016 | 17:00

“Il 2016 è stato l’anno che ricorderemo per le sorprese della Brexit e dell’elezione di Donald Trump a nuovo Presidente degli Stati Uniti – spiega Steen Jakobsen, Chief Economist di Saxo Bank – Talvolta, sembra quasi che la “vita” o la “realtà” superino di gran lunga anche le condizioni più estreme. Se ci fosse un filo conduttore, questo potrebbe essere che in situazioni disperate occorrono soluzioni disperate. Con l’arrivo del 2017, le banche centrali potrebbero essere prossime a rinunciare al QE e ai tassi di interesse negativi, ma sono ben lungi dall’aver concluso la propria ingerenza e la distorsione dell’allocazione del capitale e del prezzo del denaro. Poiché alcune previsioni choc degli anni passati si sono rivelate meno stupefacenti del previsto, riteniamo fondamentale che gli investitori siano a conoscenza di ciò che può accadere al di fuori del consenso generale per prendere decisioni informate, anche in scenari di mercato apparentemente improbabili.”
Ecco quindi 10 Previsioni Choc redatet dagli analisti di Saxo Bank per il 2017.

  1. Il GDP cinese raggiunge l’8% – SHCOMP a 5.000

La Cina comprende di aver raggiunto il termine della sua fase di crescita infrastrutturale e manifatturiera e deve ora fare affidamento su un’economia trainata dal settore privato che incentivi l’innovazione e una maggiore apertura. Attraverso il massiccio stimolo derivante da politiche monetarie e fiscali, e dalla ulteriore liberalizzazione dei mercati dei capitali, il Paese ha portato a termine con successo la transizione a un tipo di crescita basata sui consumi, che supera le aspettative attuali e raggiungerà l’8% di crescita nel 2017. L’euforia circa i consumi privati che indirizzano una maggior crescita vede il mercato azionario cinese bersaglio di speculazioni su vasta scala e il Shangai Composite Index che raddoppia dai suoi minimi 2016, superando il livello di 5.000.

  1. Una Fed disperata segue il tentativo della BoJ di fissare all’1,5% i Buoni del Tesoro a 10 anni

Con il dollaro e il tasso di interesse americani destinati nel 2017 a crescere in maniera sempre più dolorosa, la Federal Reserve si sentirà costretta ad intervenire ed offrire una rete di protezione per evitare disastri nei prezzi degli asset mondiali. Potrebbe così copiare il controllo della curva dei rendimenti della Bank of Japan, ma da un’angolatura diversa, fissando i rendimenti dei bond decennali all’1,5%. Di fatto, questo significherebbe l’introduzione del QE4, successivamente noto come QE Endless.
Il risultato che ne conseguirà tempestivamente sarà uno stop alle vendite sui mercati azionari ed obbligazionari, i mercati emergenti subiranno un’inversione di tendenza e i mercati obbligazionari mondiali godranno dei loro maggiori guadagni settimanali da sette anni a questa parte.

  1. Il default rate sui rendimenti elevati supera il 25%

Il tasso medio di insolvenza di lungo periodo delle obbligazioni ad alto rendimento è del 3,77%, schizzato rispettivamente durante le recessioni statunitensi del 1990, 2000 e 2009 al 16%, 10% e 12%. Nel 2017, però, vedremo questo tasso raggiungere un picco del 25%. Un disimpegno sul cammino dei rendimenti vedrà tassi di interesse globalmente in continua crescita, ad esclusione del Giappone. Ciò significa curve dei rendimenti drammaticamente più ripide e trilioni di traballante indebitamento corporate in un mare di guai.

  1. Niente Brexit, la Gran Bretagna “BRimane”

La sollevazione populista globale ormai evidente spinge il ruolo guida della UE verso nuove e più collaborative posizioni, sia internamente sia nei confronti del la Gran Bretagna. Nel momento in cui il voto sull’invocazione dell’Articolo 50 arriverà in Parlamento, questo verrà rifiutato a favore del new deal che si spinge ben oltre la originaria richiesta di cambiamento del trattato da parte del precedente Primo Ministro David Cameron.
L’attesissima Brexit pertanto si arrenderà a una Bremain fintanto che UK verrà mantenuta all’interno dell’orbita EU. La Bank of England riporterà allo 0,50% i tassi in impennata per rimettersi al passo con la US Federal Reserve e l’EURGBP in caduta libera a 0,7300.

  1. Il dottor rame prende il raffreddore   

Il rame è stato una delle materie prime risultate chiare vincitrici a seguito dell’elezione a sorpresa di Donald Trump quale presidente degli Stati Uniti. Nel 2017, il mercato comincerà a realizzare che il nuovo presidente lotterà per conseguire gli investimenti promessi e l’atteso incremento nella domanda di rame non si materializzerà. Di fronte ad un crescente malcontento nazionale, egli alzerà il volume sul protezionismo e sull’introduzione di barriere commerciali. La crescita globale inizierà ad affievolirsi mentre rallenterà la domanda cinese di metalli industriali.
Una volta che il rame abbia rotto il supporto di tendenza, ritornando ai $2/lb del 2002, si apriranno le cataratte e un’ondata di vendite speculative aiuteranno a far scendere il rame al minimo della crisi finanzia ria del 2009 a $1,25/lb.

  1. Enormi guadagni per Bitcoin con la crescita delle criptovalute

Il regime di Trump farà l’impossibile per fare una scorpacciata di spesa fiscale, incrementando ulteriormente i circa 20 trilioni di dollari del debito nazionale americano e nel frattempo potenzialmente triplicare il deficit corrente dai circa 600 bilioni di dollari a $1.2-1.8trn. Questo causerà il decollo della crescita americana e dell’inflazione, costringendo la Federal Reserve ad intensificare gli aumenti e il dollaro americano a toccare la luna.
Questo creerà un effetto domino nei mercati emergenti e in Cina in particolare, portando la gente nel mondo a cercare valute alternative e forme alternative di pagamento non legate a banche centrali, quali le criptovalute. Bitcoin, come volto delle criptovalute, beneficerà di questo caos. Se il sistema bancario, nonché soggetti sovrani quali Russia e Cina, proporranno di accettare Bitcoin quale alternativa parziale a USD e ai tradizionali sistemi bancari e di pagamento, allora potremmo vedere Bitcoin nel prossimo anno facilmente triplicare dall’attuale livello di $700 sino a $2.100.

  1. La riforma sanitaria americana innesca il panico nel settore

 La spesa sanitaria è circa il 17% del GDP, a fronte di una media mondiale del 10% e ad una quota sempre maggiore della popolazione americana che non può permettersi di pagare le proprie spese mediche. L’iniziale rally di sollievo delle scorte nel settore sanitario subito dopo la vittoria di Trump si dissolverà velocemente nel 2017 quando gli investitori realizzeranno che la sua amministrazione non favorirà il sistema sanitario ma al contrario lancerà riforme radicali del sistema sanitario stesso considerato improduttivo e costoso. Il fondo ETF Health Care Select Sector SPDR sprofonderà del 50% a $35, mettendo fine al più spettacolare toro nel mercato azionario americano dalla crisi finanziaria.

  1. Nonostante Trump, il peso messicano si risolleva soprattutto contro CAD

Il mercato ha drasticamente sovrastimato la reale intenzione di Donald Trump o persino la sua capacità di reprimere gli scambi commerciali con il Messico, permettendo all’infelice peso di crescere. Nel frattempo, il Canada soffre poiché tassi di interesse più elevati hanno avviato una contrazione del credito in uno dei più sovraindebitati settori privati del mondo. Le banche canadesi cedono alla pressione, costringendo Bank of Canada al quantitative easing iniettando capitali nel sistema finanziario allo scopo di allontanare una crisi e mantenere le sembianze di un canale di credito sano nell’economia. Inoltre, il CAD sottoperformerà, con il Canada a beneficiare molto meno della ripresa della crescita statunitense rispetto al passato a causa dell’annoso impoverimento relativo alla trasformazione della base produttiva canadese derivante dalla globalizzazione e dalle annate caratterizzate da una valuta eccessivamente forte. Il CADMXN rettifica addirittura del 30% dai picchi 2016.

  1. Azioni delle banche italiane: top performer in Europa

 Le banche tedesche sono state coinvolte in una spirale negativa a causa del peso dei tassi di interesse negativi e del profilo troppo piatto della curva dei rendimenti. Nello scenario europeo, il bailout di una banca tedesca inevitabilmente significa il bailout di una banca europea, e invece non il momento giusto per le tormentate banche italiane. La nuova garanzia consente al sistema bancario di ricapitalizzare e viene istituita una Banca Europea dei Crediti Deteriorati (EBDB) per ripulire i bilanci delle banche europee e fare ripartire il meccanismo del credito bancario. Le azioni delle banche italiane avranno un rally di oltre il 100%.

  1. EU rilancia la crescita con gli Eurobond

 La sollevazione populista resasi evidente nel 2016 con il referendum Brexit e la vittoria di Donald Trump negli Stati Uniti, si diffonde in Europa mentre il referendum promosso da Matteo Renzi conferma l’aumento del sentiment contro il sistema e le elezioni tedesche vedono lo schiacciante successo del PVV di Geert Wilder.
Affrontando uno scenario politico completamente nuovo in Europa, i partiti politici tradizionali hanno avuto un ripensamento e riconoscono di non aver fatto abbastanza per rilanciare l’economia e abbandonare i loro programmi di austerità. Sempre più paesi considerano la risposta adeguata alla crisi politica ed economica solo il lancio di ulteriori misure di stampo keynesiano, ispirate alle positive esperienze del primo ministro inglese Neville Chamberlain e del presidente americano Franklin Roosevelt all’indomani della crisi del 1929.
Tale piano di incentivi prevede un grande ritorno economico dagli investimenti e un aumento considerevole della crescita. Tuttavia, il beneficio ottenuto dai paesi sulla base di quel piano sarà probabilmente diluito da un aumento delle importazioni se il piano non è coordinato a livello europeo.
Per evitare questo scenario, i leader europei annunceranno un’enorme emissione di obbligazioni europee, all’inizio orientata verso progetti infrastrutturali per 1 bilione di euro, che rafforzino l’integrazione economica della regione e attragga no ingenti afflussi di capitale da investitori che abbiano ripreso fiducia nel futuro della UE.

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