Regole per perdere

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di Private Banker 5 Gennaio 2009 | 13:00
Nel 2008 sono esplose nei mercati finanziari problematiche cresciute nel corso degli ultimi anni, quali una scarsa trasparenza ed un eccessivo tecnicismo dei prodotti, conflitti di interesse interni alle istituzioni finanziarie, un eccesso di volatilità nei prezzi ed una scarsa attività di vigilanza delle autorità di mercato. L’insegnamento che un investitore dovrebbe prendere, è la sempre valida teoria della diversificazione di portafoglio.

Il caso Madoff che ha chiuso l’anno 2008 in bellezza ha dimostrato che tutti, ma proprio tutti gli operatori che fanno della finanza il proprio lavoro quotidiano devono vergognarsi per l’incapacità nel valutare rischi e opportunità del mercato. A cominciare dalle banche, le più importanti del mondo, che hanno dato fiducia a chi prometteva loro risultati sempre positivi, per anni, in ogni condizione di mercato e con volatilità bassissima. Il tutto a costi di gestione contenuti, una manna che ha convinto molti fondi hedge a replicare tali prodotti senza la minima diversificazione del rischio, solo aggiungendo una nuova commissione. Che dire poi delle banche svizzere, che promuovono un’immagine di competenza, i veri maestri del private banking che dopo visite e analisi accurate hanno sposato la politica di Madoff, alti rendimenti, pochi rischi, portafogli dei clienti pieni?

Non sfuggono a tale sciagura i family office e i clienti istituzionali di tutto il mondo che non hanno seguito per comodità la regola aurea della adeguata diversificazione. Il panorama si conclude con le autorità di controllo, a cominciare dalla mitica SEC americana, che ha dimostrato, una volta di più, nel corso degli ultimi anni, che gli USA sono sempre meno la guida mondiale, un modello in crisi cui è meglio non ispirarsi. L’Italia esce da questo scandalo con danni limitati perché i prodotti gestiti da Madoff non erano disponibili al pubblico retail, e le quote comprate dai fondi di fondi hedge erano molto diversificate, quindi chi ha perso sono soprattutto i clienti istituzionali e i clienti privati, che avevano conti offshore, che per ovvi motivi non potranno lamentarsi pubblicamente.

Ma visto che non tutti i mali vengono per nuocere appare evidente come un fatto straordinario come la truffa appena scoperta deve aprire gli occhi a un sistema che si scopre fragile e senza vere certezze. Gli anni passati hanno visto una serie di eventi a dir poco eccezionali: il costo di un barile di petrolio è raddoppiato in pochi mesi per poi perdere oltre il 70% di valore; per mesi il problema è stato il crescere dell’inflazione, mentre ora ci troviamo nella condizione opposta, poca inflazione e bassi consumi, il costo del denaro è basso, ma pochi lo chiedono per fare investimenti.


Il settore immobiliare è in calo, le obbligazioni sono a prezzi di saldo, la borsa ha perso un botto, il valore delle banche è più che dimezzato e anche i soldi nel conto corrente sono stati salvati da interventi eccezionali. E, per finire, i contratti di assicurazione che tanto assicurati non erano se il rischio finanziario era poi scaricato sul contraente. L’unico prodotto finanaziario che viene unanimamente presentato come sicuro sono i titoli di stato, BOT, BTP e CCT, ma chi può garantire nel lungo periodo che gli stati potranno far fronte a un crescente indebitamento e garantire gli impegni assunti? Questa certezza non esiste. Le previsioni non sono rosee e non esiste un settore che garantisca prospettive di crescita solide nel prossimo futuro. Detto così l’intera industria della consulenza finanziaria sembra destinata a vivere momenti bui, e le associazioni di categoria cercano motivi razionali a sostegno del settore. Assogestioni ha lanciato una campagna per promuovere gli strumenti del risparmio gestito, puntando sulla separazione dei patrimonio delle società di gestione, sulla competenza e sulla liquidabilità dei fondi comuni. Argomentazioni valide ma, in parte, dovranno essere riviste, in particolare la liquidabilità che spesso è causa primaria dei crolli dei prezzi del mercato, ma su un punto non si discute: la diversificazione è l’unica valida regola per ridurre il rischio. Il che si traduce in un messaggio di fiducia e coraggio, nella necessità di continuare a tenere posizioni in azioni, di non mettere tutto in titoli di stato, di non correre dietro alle sirene, di conservare una strategia di medio lungo periodo.

Molte altre idee sono in discussione, alcune lanciate da autorevoli giornali, come Il Sole 24 Ore, che propone di semplificare il mercato, riducendo le categorie di investimento, così che si potranno confrontare fondi Austria e fondi Australia come se fossero la stessa cosa, oppure eliminando la distribuzione attraverso intermediari usando piattaforme informatiche che da anni sono inutilizzate, oppure, ancora, obbligando i gestori a comunicare tempestivamente anomalie di quote al fine di ottenere grandi riscatti in fase di ribasso e ancora grandi investimenti in caso di rialzo. L’ultima idea è poi di far sì che i gestori, che devono operare a medio termine operino in perfetta trasparenza della diversificazione dei portafogli comunicando tempestivamente le loro scelte, con il risultato di ridurre l’autonomia e l’indipendenza delle scelte in un’ottica sempre più di breve periodo, tutto il contrario delle strategie alla base dell’investimento di medio lungo periodo tipico dei fondi comuni. E’ anche possibile che, in parte, queste idee siano valide e che in futuro se applicate diano risultati, ma ciò che mai viene messo adeguatamente in evidenza è che i consulenti e i promotori sono il fulcro centrale e indispensabile per creare cultura, e per aiutare i risparmiatori a fare le scelte giuste. Scelte di diversificazione, di visione nel lungo periodo, di consapevolezza del rischio e di condivisione dello stress che i mercati di oggi impongono. Fino a poco tempo fa chi operava nel settore finaziario veniva considerato un privilegiato, un professionista con informazioni di prima mano, capace di approfittare delle “dritte”. Oggi tutti sanno che non è piu così: le banche perdono soldi, le grandi famiglie con i potenti e sofisticati family office perdono soldi, i più grandi gestori del mondo perdono soldi. Ma il mondo va avanti e, imparata la lezione, con umiltà e determinazione, bisogna continuare a credere che un consulente serio e onesto sia un vero patrimonio insostituibile per tutti i clienti, anche se sbaglia.


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