Tentativo di recupero dei CCT: motivazioni e prospettive

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Avatar di Manuela Tagliani 8 Gennaio 2009 | 11:20
CCT in ripresa dopo il calo registrato nel secondo semestre 2008, grazie al rientro dello spread richiesto dagli investitori, nei confronti dei titoli di stato italiani, mentre continuano a pesare i rendimenti dei BOT, ancora vicini ai minimi storici. Da un’analisi comparativa risulta che i CCT sono ancora sottovalutati rispetto ai BTP.

Dopo mesi di caduta dei prezzi, le quotazioni dei CCT hanno finalmente registrato un recupero che, seppure parziale, consente agli investitori di iniziare il 2009 in maniera migliore di come si era chiuso il 2008.

 

Come già evidenziato nei nostri report delle scorse settimane (report del 3 e 10 dicembre), le motivazioni del calo dei CCT erano state essenzialmente due: il calo dei rendimenti dei BOT a 6 mesi e l’aumento dello “spread” richiesto dagli investitori per i titoli di stato italiani a medio-lunga scadenza.

Come mostra il grafico successivo, la prima delle due motivazioni rimane essenzialmente valida; nel senso che il rendimento dei BOT a 6 mesi, dopo il crollo degli ultimi mesi, rimane sostanzialmente invariato e vicino ai minimi storici di tutti  i tempi.


 
La seconda delle motivazioni invece, l’aumento dello “spread” di rendimento richiesto dagli investitori, è parzialmente rientrata. Sulla scadenza decennale infatti (quella presa a riferimento da gran parte del mercato), l’extra rendimento del BTP rispetto al Bund tedesco è diminuito di circa lo 0,20%. Questo movimento giustifica un recupero di prezzo di circa lo 0,50% sui titoli con scadenza triennale e di circa lo 0,75% su quelli con scadenza quinquennale.

Come mostra il primo grafico però, il recupero dei CCT dai minimi di metà dicembre è decisamente maggiore: 1,5 per la scadenza a 18 mesi, 2,25% per la scadenza a tre anni e 2,50% per la scadenza a sei anni.
Il motivo di questo maggiore recupero, va a nostro parere ricondotto all’eccessiva correzione dei prezzi dell’ultimo trimestre 2008 che, come segnalavamo il 3 dicembre, li rendeva in termini relativi assai più convenienti dei BTP di pari scadenza (a prescindere ovviamente dalle prospettive di variazione dei tassi di interesse).

Anche dopo questo movimento tuttavia, prendendo in considerazione la valutazione di merito di credito dell’emittente (cioè lo Stato italiano), secondo i nostri calcoli i CCT restano decisamente sottovalutati rispetto ai BTP:
-    1% circa per la scadenza 2010;
-    2,20%  circa per la scadenza 2012;
-    3,75% circa per la scadenza 2014.

Ciò ovviamente non equivale a dire che i CCT in futuro performeranno meglio dei BTP; molto infatti dipenderà dal movimento dei tassi di interesse. L’investimento in CCT risulterà vincente in uno scenario di tassi in aumento, mentre quello in BTP lo sarà in caso di tassi in discesa. Tuttavia, se si ritiene probabile una sostanziale stabilità dei tassi di interesse (o se non si hanno particolari opinioni in merito), l’investimento in CCT è in questo momento da preferirsi a quello in BTP di simile scadenza.

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