Neuberger Berman: pro e contro della vittoria di Trump

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Nonostante la prima reazione positiva dei mercati, sono possibili battute d’arresto e delusioni lungo la via: secondo Joe Amato, è probabile che quest’anno il percorso sia accidentato

Chiara Merico di Chiara Merico1 febbraio 2017 | 10:41

ENTUSIASMO POST ELETTORALE – Lo scorso novembre, a seguito dei risultati delle elezioni americane, si è visto un notevole entusiasmo sui mercati finanziari, specialmente sull’azionario, nota Joe Amato, chief investment officer Equities di Neuberger Berman. L’S&P 500 è salito del 3,5% sostenuto dai titoli finanziari, industriali e ciclici ed anche molti altri mercati in giro per il mondo hanno fatto segnare un rimbalzo. Oggi le attese sono, come direbbe Trump, “enormi”. Gli “spiriti animali” descritti dall’economista John Maynard Keynes sono stati liberati o così pare. Infatti, alla fine della scorsa settimana, l’indice Dow Jones Industrial Average ha sfondato i 20.000 punti per la prima volta. E l’indice di volatilità Vix è scivolato sui minimi di luglio 2014. È il trionfo della speranza sulla paura o gli investitori si sono fatti trasportare?

ASPETTI POSITIVI – In verità c’è molto per cui essere positivi. Il cambiamento è nell’aria e c’è uno spostamento di paradigma nell’economia statunitense che è quasi palpabile. La fiducia dei consumatori negli Usa è in rialzo, così come la fiducia degli Amministratori Delegati. La fiducia delle piccole imprese americane, ad esempio, è ai suoi massimi dal 1994. Questa maggiore fiducia, se tradotta in azione, dovrebbe portare ad una maggiore propensione al rischio dal punto di vista economico dato che gli AD cercano di reinvestire nelle loro aziende dopo anni in cui sono rimasti in attesa. La tanto celebrata spesa per infrastrutture sta conquistando i titoli dei giornali, con discussioni entusiaste sui nuovi investimenti nei trasporti, telecomunicazioni ed energia, tra le varie aree d’intervento. Ancora, questo dovrebbe portare ad una crescita significativa. E la riforma dell’imposizione fiscale pianificata sia a livello societario sia individuale dovrebbe dimostrarsi un volano per aziende e consumatori. Gli ad si lamentano da tempo del crescente carico normativo e fiscale e del ruolo della Environmental Protection Agency (Agenzia per la protezione ambientale). Sono entrambi nel mirino della nuova amministrazione.

IL NODO DELLA POLITICA MONETARIA – Riguardo alla politica monetaria, le banche centrali hanno già fatto molto del lavoro pesante ma negli ultimi anni le loro azioni hanno avuto risultati minori. Quello che osserviamo ora è uno spostamento graduale dallo stimolo monetario verso lo stimolo fiscale. L’effetto a catena è il ritorno dell’inflazione e di tassi di interesse più alti. Infatti quest’anno le attese sono per due, forse tre rialzi dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve. In breve, iniziamo a vedere il ritorno del ciclo di business e dell’espansione economica, qualcosa che abbiamo visto l’ultima volta nel lontano 2007/2008.

IL ROVESCIO DELLA MEDAGLIA – Qual è il rovescio della medaglia? Senza voler frenare gli entusiasmi vale la pena notare che, dopo il rimbalzo di novembre, i mercati sono stati piuttosto calmi a dicembre e nelle prime tre settimane di gennaio. Mentre i prezzi degli asset Usa possono essere saliti, l’economia reale non ha fatto così bene. Infatti, nell’entusiasmo generale, è presente una certa ansia riguardo a quanto la nuova amministrazione Trump potrà mettere davvero in pratica del suo programma. L’attuazione delle nuove leggi fiscali, la riforma normativa e le infrastrutture, ad esempio, richiederanno molto tempo e sforzi e si potrebbe arrivare tranquillamente al 2018. Ciò detto, riteniamo che questi cambi di politica avranno un effetto a lungo termine positivo sulla crescita del Pil e su quella degli utili. Tuttavia, uno dei temi più impegnativi sarà la riforma sanitaria. È un punto importante dell’agenda Trump e la sua amministrazione concentrerà particolari sforzi su di essa. Tuttavia non sarà facile revocare e sostituire l’Obamacare. È una legge molto complessa da districare e non è ancora ben chiaro come intendano farlo. Non sappiamo nemmeno quali effetti, se ve ne siano, avrà sul settore sanitario e farmaceutico. Nel frattempo, l’impennata di nazionalismo non promette bene per il commercio globale. Da parecchi anni il protezionismo guadagna consensi e dovrebbe continuare su questo trend. Ci preoccupano in particolare gli sviluppi in Europa; le elezioni in Francia e Germania quest’anno potrebbero ancora spaventare i mercati. Ad esempio, pochi avevano previsto il voto a favore della Brexit nel Regno Unito ed un anno fa nessuno si aspettava che Donald Trump conquistasse la presidenza. Considerati nell’insieme, questi temi fanno emergere possibili battute d’arresto e delusioni lungo la via. Infatti, è probabile che quest’anno il percorso sia accidentato. Il mio consiglio agli investitori è concentrarsi sul lungo termine restando consapevoli dei rischi e dei possibili ostacoli lungo il cammino, conclude il gestore.


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