Mercati Emergenti – l'India rimane interessante per Threadneedle

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di Marco Mairate 15 Gennaio 2009 | 10:20
Dopo l’ondata di scandali ed episodi di corruzione che ha colpito il capitalismo indiano, Threadneedle spezza una lancia a favore dell’IT indiano, da sempre uno dei setttori più vivaci dell’economia nazionale.

Nelle settimane passate uno scandalo ha colpito il mondo delle tecnologia indiano, dove il gigante Satyam si è già conquistato il soprannome di Enron iniana. 

Il caso si riferisce al presidente e fondatore  della Satyam, il quarto esportatore indiano di servizi software, ha dato le dimissioni, rivelando che i profitti della società sono stati gonfiati per molti anni.  Mentre il titolo precipitava di oltre il 78%, affondando i listini della borsa di Bombay, sui mercati continuava a circolare la lettera scritta dal presidente Ramalinga Raju (nella foto): “Cari membri del consiglio, è con profondo dispiacere (…) che vi metto a conoscenza del fatto che i bilanci del 30 settembre 2008 sono stati gonfiati con 50,4 miliardi di rupie (circa 1,04 miliardi di dollari) inesistenti di liquidità e saldi di conti bancari, contro i 53,61 miliardi registrati nei libri contabili  – scrive il presidente – Anche l’interesse accumulato di 3,76 miliardi di rupie non esiste, mentre sono stati sottostimati i debiti per 12,3 miliardi di rupie legate a fondi da me organizzati. La posizione dei debitori è stata invece gonfiata, assestandosi sui 4,9 miliardi di rupie contro i 26,51 miliardi riflessi nei libri contabili”.

La rivelazione che ha travolto il mercato indiano è arrivata dopo il fallimento il mese scorso dell’acquisizione di due società di costruzione in cui i fondatori della Satyam detenevano delle quote. Dopo la rinuncia il titolo era precipitato di oltre il 50% colpito da un netto calo di fiducia negli investitori. A complicare la situazione aveva contribuito la proibizione per Satyam di concludere affari con la World Bank per otto anni per aver concesso agli impiegati della banca “benefici impropri”.

Ovviamente questo scandalo molto probabilmente  metterà sotto pressione gli investimenti in India. Rafael Polatinsky, fund manager e investment analyst di Threadneedle, spiega che: “gli investitori istituzionali sanno che esistono delle profonde differenze tra la corporate governance dei mercati emergenti rispetto ad Europa ed America;e anche i bilanci a volte possono lasciare spazio a dubbi e alle perplessità. Detto questo,  l’India non ha un problema di Governance  e comunque, se questo esiste, è sicuramente meno sfavorevole che in altre regioni.”

L’analista prosegue spiegando che, anche se si dovesse verificare una frenanta nel breve periodo per gli investimenti diretti verso questo paese, gli investitori esteri dovrebbero invece focalizzare la propria attenzione verso l’economia indiana e come questa si muoverà nell’attuale clima economico mondiale: secondo Polatinsky questo rappresenterà il vero driver a sostegno delle performance di Borsa per i prossimi mesi.

Fino a quando gli investitori non si sentiranno di nuovo confortati dati dati economici riguardanti la regione, difficilmente rivedremo un ritorno di massa degli investitori.

Rimane il fatto che un grande numero di compagnie di elevato standing e caratterizzate da una buona corporate governance, continuano ad essere ottime opportunità di investimento sul mercato indiano, anche grazie alle quotazioni favorevoli.

La società e il suo specialist, spiegano ancora una volta, come l’investitore di lungo periodo non debba farsi travolgere dalla volatilità di breve, ma pensare ad accumuluare posizioni nel mercato azionario oggi particolarmente depresso.

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