Asset Management – crolla il numero di nuovi comparti, focus su gestione

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di Marco Mairate 15 Gennaio 2009 | 12:40
Dopo anni di crescita inarrestabile, arriva (finalmente) una profonda fase di consolidamento per l’industria dei fondi comuni: oggi costretti a chiudere molti comparti per mancanza di investitori. Secondo le ultime stime pubblicate sugli asset manager europei, il numero dei fondi chiusi o oggetto di accorpamenti, è cresciuto a livelli record nel 2008.

Nel tentativo di risparmiare su costi e spese inutili, i gestori europei tagliano radicalmente il numero di fondi esistenti che vedono il dato record di 4.548 fondi chiusi o accorpati. Il dato registra una brusca impennata rispetto al 2007, quando il numero si fermò a 3.325 fondi e addirittura 1.483 nel 2006. Record (negativo) anche per il lancio di nuovi fondi, che nel 2008 si attesta a 6.132 classi contro i 7.445 dell’anno precedente e i 7.299 del 2006.

Un solo fondo infatti spesso può avere più di una classe di investimento: questo per riflettere le differenti strutture o perché denominato in valute diverse.  Ovviamente in un contesto dove i riscatti e la fuga dai fondi azionari la fanno da padrone, il numero di questi comparti e le relative classi continua a subire un drastico ridimensionamento, cosa che proseguirà per tutto il 2009.

Ma la prolifereazione di fondi e classi varie trova un ‘responsabile’ nella direttiva Ucits. La direttiva europea «UCITS I» (direttiva 85/611/CEE del 20 dicembre 1985) aveva l’obiettivo di armonizzare le diverse legislazioni europee in materia di Organismi di investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM), quali i fondi comuni di investimento e le SICAV.

UCITS I ha infatti introdotto la nozione di «passaporto europeo» in virtù del quale un OICVM, una volta autorizzata all’interno di uno Stato membro, può, previa notifica alle autorità dei paesi di distribuzione interessati, commercializzare le sue quote in altri Stati membri dell’Unione europea. UCITS I concedeva il passaporto europeo alle sole OIC aventi per oggetto l’investimento in valori mobiliari.

Dopo il lancio del passaporto europeo sui fondi di investimento, si è assistito però ad una vera e propria lotta tra i gestori, tutti intenti a strapparsi il primato del maggior numero di fondi offerti, spesso lanciando comparti fin troppo specializzati e venduti attraverso camapagne di marketing aggressive.

In questo senso tutte le decine di fondi lanciati per esempio su mercati quali Russia, Cina, energia o real estate, molto probabilmente avranno vita breve. 

Ovviamente, ogni fase di consolidamento porta i suoi frutti: se infatti i gestori non potranno più dedicarsi attivamente alla fase di marketing e vendita dei prodotti, potremmo assistere ad un ritorno sui valori fondamentali di questo business, come la ricerca del valore in tutte le asset class e quindi un maggior focus sulla fase di gestione.

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