Fondi hedge – si chiude in rosso l’annus horribilis degli hedge

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di Marco Mairate 16 Gennaio 2009 | 08:30
Nonostante i dati preliminari sembravano far sperare in una chiusura positiva, anche l’ultimo mese dell’anno termina in calo per i gestori alternativi. Nell’ultimo mese la media dei fondi hedge presenti nel database di Credit/Suisse Tremont, hanno segnato un calo dello 0,03% portando così la perdita cumulata per l’intero 2008 ad un -19,07%. Uno dei peggiori risulati da quando è stato creato l’indice (1994) che monitora l’andamento di ben 5.000 fondi.

I motivi di una tale debacle sono molteplici, ma nel caso degli hedge riscatti e deleveraging hanno pesato più di tutti. I gestori nella seconda metà del 2008 hanno dovuto smobilizzare intere posizioni (a volte poco liquide) e vendere a mani basse per raccimolare la liquidità necessaria per far fronte alle richieste di riscatto, arrivate sia sul fronte privato che istituzionale.
Anche i migliori gestori (quelli con performance positive o leggermente negative) hanno subito i riscatti, trainati al ribasso dal panico che ormai abbraccia tutto il mercato, dagli HNWI fino ai grandi fondi pensione. 

In un quadro tanto desolante ci sono vinti (molti) e vincitori (pochi) a dimostrazione del fatto che gli hedge non sono tutti uguali (come spesso si vuole far credere) e che ogni strategia ha la sua stagione fortunata in base alle condizioni del mercato.

Per il 2008 il ‘biglietto vincente’ spetta a coloro che hanno investito su Managed Futures e Dedicated Short Bias. Nel primo caso i gestori che operano su valute, indici di Borsa, materie prime e praticamente tutto quello che è tradabile sotto forma di  futures, hanno generato un rendimento cumulato del 18,33 percento, con un +2,27% maturato solo nel mese di dicembre. Questi gestori, chiamati anche CTA, sono dei trend follower puri e utilizzano complicati sistemi di trading gestiti dal computer: questo permette loro di effettuare centinaia di operazioni in continuo, cercando di approfittare di qualsiasi discrepanza tra i prezzi.

In seconda posizione, si piazzano i gestori con una bias corta verso il mercato. Questi manager hanno infatti un’esposizione netta corta verso indici e azioni, un toccasana quando l’indice S&P500 chiude l’anno con una flessione di oltre 38 punti percentuali. Più contenuta la performance annua dell’indice di riferimento, Dedicated Short Bias, che in 12 mesi mette a segno un più che onorevole 14,87%.

Numeri e colori diversi (il rosso) per le strategie che hanno peggio performato nell’ultimo anno.

Nonostante le perdite siano generalizzate, tra le peggiori strategie del 2008 esistono profonde discrepanze tra le performance: si parte dai gestori Equity Market Neutral (-40%) per passare ai gestori Convertible Arbitrage (-32%) ed Emerging Markets (-30%). In questi casi, i mercati di riferimento hanno pesato sulle performance degli hedge che si sono dovuti confrontare con veri momenti di panico e carenza di liquidità. Contengono le perdite i Global Macro (-4,27%) che grazie al loro focus globale, sono riusciti ad approfittare delle ampie oscillazioni sul mercato dei cambi, delle materie prime o sul fronte dei tassi di interesse.

Gli hedge si possono consolare solo con le performance di lungo periodo, dove vincono rispetto tutte le altre classi. A tre anni i fondi alternativi mantengono una performance positiva (cumulata) del 3,72%; nello stesso periodo l’S&P500 ha segnato una flessione del 23,04% che sale a -26,56% per quanto riguarda l’indice Dow Jones World Index. A cinque anni, il dato è ancora una volta premiante per i gestori alternativi, che ottengono una performance (cumulata) del 22% contro il -10% dell’S&P500.

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