Voucher Inps: In Italia mai visioni di lungo periodo, solo spot politici

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 24 Gennaio 2017 | 13:30

A cura di Maurizio Pimpinella, presidente dell’AIIP, Associazione Italiana Istituti di pagamento e di moneta elettronica

L’abolizione dei Voucher INPS non è auspicabile: la deriva di un’ulteriore economia sommersa sarebbe dietro l’angolo. E’ più utile arginare il fenomeno del nero raddrizzando la traiettoria verso un utilizzo coscienzioso di questi strumenti, focalizzato esclusivamente su prestazioni una tantum. La tracciabilità del Voucher, grazie all’applicazione dei digital payment e di opportune tecnologie, diventa fondamentale.
Il recente paper a cura dell’INPS sui tanto dibattuti Voucher traccia con oggettività e rigore statistico la realtà venutasi a creare attorno a questi strumenti: purtroppo, difficilmente in Italia si riesce ad adottare un’ottica di lungo periodo, assistiamo dunque ad atteggiamenti di parte e sensazionalismi nella discussione politica riguardo ai Voucher.
Per molti italiani, questo strumento significa – nonostante tutti i limiti – sostentamento, ossigeno, risorse preziose da destinare ai propri familiari: il profilo tratteggiato dagli studi INPS in materia è in linea con le tante perplessità mosse circa lo snaturamento nell’utilizzo del Voucher da parte di molti datori di lavoro. Infatti, introdotto nel 2003, ha raggiunto il suo picco nel 2015 con una diffusione di 115 milioni, oltre 472.000 committenti e 1,4 milioni di lavoratori coinvolti. Senz’altro è sensato parlare di boom: +66% rispetto al 2014 è un dato significativo.
Il primo trimestre 2016 ha registrato un acquisto complessivo di 19,6 milioni di Voucher, +45% rispetto allo stesso periodo di riferimento dell’anno precedente. I settori con il maggior impiego di Voucher INPS sono quello dell’industria, dell’edilizia – dove risulta fondamentale una corretta flessibilità nel lavoro per far fronte ad ogni necessita – e dei trasporti, 73 milioni, il settore del commercio, 18,4 milioni, ed infine quello del turismo con 29 milioni. Bisogna però contestualizzare questi numeri altisonanti: complessivamente, tutti i Voucher riscossi nell’anno 2015, circa 88 milioni, equivalgono approssimativamente a 47mila lavoratori annui a tempo pieno, indicendo dunque solamente dello 0,23% del totale del costo del lavoro in Italia.
I sindacati, nella congiuntura attuale, spesso perdono di vista quale debba essere la loro funzione: agevolare i rapporti tra datori e lavoratori, in una visione di insieme volta al benessere delle famiglie e del Paese. Pertanto, ritengo che l’abolizione di uno strumento che, ferme restando tutte le criticità annesse, ha contribuito a contrastare l’economia sommersa non rappresenti un traguardo.
L’obiettivo è migliorare l’utilizzo dei Voucher INPS: questo può essere fatto tramite la tecnologia e procedure di incasso e pagamento all’avanguardia.
L’esempio francese può aiutarci: circoscritti a determinati settori, e riservati a privati cittadini, i “chèque emploi”, dalla loro introduzione nel 2005, sono serviti a dimezzare la pratica del lavoro nero in ambito domestico.
In Italia vi è l’obbligo, un’ora prima dell’utilizzo del Voucher, per il datore di lavoro di comunicare tutte le informazioni circa la prestazione: se tutto il sistema fosse gestito con tecnologie all’avanguardia, si potrebbe assegnare un “category code” ad ogni tipologia di attività e dunque negare la possibilità di utilizzo dello strumento nel caso in cui vada al di fuori delle categorie autorizzate. Le attuali reti distributive autorizzate, con lievi modifiche della normativa e sul prodotto, sono già in grado di fornire questo genere di servizio indispensabile per un corretto impiego dei Voucher INPS

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