Osservatorio carte di credito – La fine del denaro facile

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Avatar di Marco Mairate 20 Gennaio 2009 | 16:30
Nel corso degli ultimi anni, il tasso medio di retribuzione dei lavoratori americani (al netto dell’inflazione) è rimasto invariato. Ciò significa che non sono state poste le basi per un miglioramento dello standard di vita del cittadino medio. Tale miglioramento comunque c’è stato, grazie e soprattutto, al ricorso esasperato alle carte di debito. Insieme a Fabio Menghini, Country Manager Italia di TSYS, verrà analizzata l’ultima bolla: quelle delle carte di credito e del denaro facile.

Si potrebbe essere tentati di dire che, come conseguenza delle retribuzioni bloccate, il tenore di vita non sarebbe potuto aumentare, ma anche questo non sarebbe corretto.

Anche con il ristagno del reddito reale, si può continuare a vivere anno dopo anno in modo dignitoso attraverso il ricorso al prestito, e far finta che il nostro tenore di vita sia ancora in aumento, così come lo è stato per decenni.
Così capita che il bull market degli ultimi anni ci ha fatto sentire tutti più ricchi, cosa  che ha giustificato un continuo calo del risparmio pro capite e un sempre maggior ricorso all’indebitamento per incrementare i livelli di spesa.

Dopo il crollo del mercato azionario, è stato il prezzo delle case esplodere, facendoci sentire ancora una volta persone ricche. Così abbiamo continuato a risparmiare meno e spendere sempre di più, forti del fatto che il valore delle abitazioni (home equity) potesse sostenere un tenore di vita crescente.

Nel 2005 il nostro tasso di risparmio personale è iniziato ad essere negativo, ma nemmeno questo campanello di allarme ci ha fermato, perché il prezzo delle case continuava a salire.

Non bisogna farsi ingannare nemmeno dal tasso di risparmio in forte salita nel corso del secondo trimestre del 2008, un fattore lepiù unico che raro derivante in larga misura dagli stimoli federali e dai conseguenti pagamenti.
Naturalmente, oggi tutte queste certezze sono crollate.

Le azioni sono tornate a valori di otto anni fa, e i prezzi delle case sono tornati ad essere quelli di 5 anni fa. Ma il debito personale è a livelli mai visti prima, e la retribuzione media è ancor più ferma di prima con segnali preoccupanti per il prossimo futuro. Quindi come possiamo sostenere un tenore di vita come fosse in continuo aumento?
La fine del denaro facile

DOVE ENTRA IN GIOCO IL SETTORE DELLE CARTE DI CREDITO

Lo scorso anno, proprio mentre la crisi subprime aveva inizio, il debito derivante dalle carte di credito è iniziato a crescere vertiginosamente.

Il “bancomat” legato alla “home-equity” aveva chiuso i rubinetti, e quindi i consumatori si sono rivolti verso l’ultima fonte di denaro (facile) rimasta, la più costosa forma di debito disponibile, la carta di credito revolving.

Pare che i consumatori abbiano iniziato ad utilizzare tale strumento come un sostitutivo del reddito reale: nel terzo e quarto trimestre del 2007 l’utilizzo è cresciuto di oltre l’8%, fino ad un +7% registrato a maggio 2008. Questa è una delle cause per cui, fino a pochi mesi fa, lo standard di vita è rimasto pressocchè invariato, nonostante i redditi stabili.

Ma la grande stretta sta arrivando e il motivo è semplice. Il debito derivante dalle carte di credito, cosi come il debito dei mutui, viene impacchettato, cartolarizzato e venduto dalle banche.

Citigroup, uno dei più grandi finanziatori di carte di credito, ha riportato perdite pari a 176 milioni di dollari nel secondo trimestre proprio a causa di cartolarizzazioni fatte su tale debito. Questo accade quando gli acquirenti di tali titoli osservano l’incremento dei tassi di delinquency e l’aumento dei tassi di interesse, e decidono che il debito è di valore inferiore rispetto a quanto ritenuto da Citi.

Ciò significa che gli emittenti imputeranno ai propri clienti maggiori tassi di interesse ma, dal momento che le banche non possono scaricare (come prima) tutto o gran parte del debito, avranno meno soldi da prestare ai possessori di carte.

Tutto ciò già sta avvenendo ed è il motivo principale per cui il Congresso è in procinto di approvare la “Carta dei diritti” dei titolari di carta di credito, che impedirebbe agli emittenti, tra le altre disposizioni, di modificare tassi e condizioni senza preavviso.

Ma la conclusione di tutto è una: la finestra di denaro della carta di credito si sta chiudendo, e in modo molto rapido e, forse, anche la bolla dello “standard di vita” si sta per sgonfiare. Sarà un duro ritorno alla realtà per i consumatori ma, visti i risultati, forse sul lungo periodo questa rimarrà l’unica vera buona notizia.

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