Fondi hedge – Hedge Invest passa all'attacco

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di Marco Mairate 21 Gennaio 2009 | 12:40
Da tempo si parla di riduzione delle commissioni per l’industria alternativa, tesi supportata dalle perfomace 2008 (-19% secondo l’indice Credit Suisse/Tremont) e dai riscatti che stanno mettendo sotto pressione l’intero business. La prima a muoversi (in Italia) è Hedge Invest, che con una mossa a sorpresa, va incontro ai clienti delusi.

Hedge Invest, Sgr alternativa controllata dalla famiglia Manuli, ha detto di voler creare una Classe di fondi di fondi hedge ‘senza commissioni di gestione’.  La nuova classe vedrà nel piano commissionale solo la cosidetta performance fee (del 10%) mentre verrà eliminata la commissione di gestione (solitamente pari all’1-2% nell’universo hedge).

“In un momento di generale sfiducia verso il risparmio gestito, la società è pronta a mettere in secondo piano la parte fissa delal sua remunerazione, dando dimostrazione di credere nelle performance che sarà in grado di generare per i suoi clienti con un orizzonte temporale di 12 mesi” ha commentato Alessandra Manuli, amministratore delegato di Hedge Invest.

(Nella foto,  Alessandra Manuli, Amministratore Delegato di Hedge Invest SGR)

Secondo la nota della società che amministra un patrimonio di oltre 900 milioni di euro (dati al 31 dicembre 2008. Fonte: Ufficio studi Bluerating), la nuova classe sarà sottoscrivibile dal prossimo mese di febbraio e avrà una capacity limitata (150 milioni con un limite a 100 milioni per gli switch).

La Classe sarà disponibile per la tutta la gamma di  fondi di fondi hedge gestiti da Hedge Invest, avrà una lock up di 12 mesi e utilizzerà l’High Water Mark per il calcolo delle performance (che verrà calcolata su base mensile, a partire dalla data di sottoscrizione). La nuova Classe è aperta sia a nuovi investitori che ad eventuali switch di investitori esistenti.

HEDGE ITALIA: AL VIA LA SECONDA FASE DELL’INDUSTRIA

Sembra così iniziata la fase due dei fondi hedge italiani. Con questa mossa Hedge Invest apre un nuovo capitolo dell’industria alternativa, caratterizzata per anni da un piano commissionale pressochè irremovibile e, a detta di alcuni, ingiustificato.
Ora con i riscatti che arrivano da ogni dove (anche i grandi investitori istituzionali starebbero ripensnado l’allocazione verso gli strumenti alternativi), le società cercano di trattenere clienti in ogni modo e magari conquistare market share facendo leva sulle commissioni.



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