Come saranno i prossimi mesi dei mercati?

A
A
A
Finanza Operativa di Finanza Operativa 9 Febbraio 2017 | 16:00

a cura di Degroof Petercam AM

Stati Uniti

-La cosiddetta ‘Trumponomics’ rimane oggetto di molta incertezza in questo momento. Ci sono buone possibilità di vedere molti stimoli fiscali (anche se non tutti quelli promessi in campagna elettorale), che si tradurranno in maggiore inflazione interna e in crescita economica. Ciononostante, è difficile che i moltiplicatori fiscali si dimostrino forti per diverse ragioni (spiazzamento degli investimenti ossia riduzione della spesa privata a seguito di un incremento della spesa pubblica, maggiore enfasi sui tagli alle imposte rispetto alla spesa sulle infrastrutture, rischi di attuazione).

-Trump ha accusato il Messico e la Cina di attuare politiche che sottraggono posti di lavoro agli Stati Uniti. Un dollaro in rafforzamento mette sotto ulteriore pressione il settore industriale, aumentando così il rischio di nuove misure protezionistiche.

-Uno scenario caratterizzato dalla crescita del reddito disponibile, da un buona fiducia dei consumatori e da un andamento positivo per il mercato delle abitazioni e del lavoro indica una crescita solida dei consumi delle famiglie. I tassi d’interesse in aumento sembrano pronti a fornire venti contrari in questo contesto.

-Gli investimenti privati rimangono deludenti sullo sfondo di una crescita dei profitti modesta e di un relativo basso utilizzo della capacità produttiva. Una spesa pubblica in aumento negli anni a venire potrebbe attrarre però investimenti privati, condizione necessaria per ottenere una maggiore crescita della produttività.

-L’inflazione sta aumentando, ma rimane ancora al di sotto dell’obiettivo del 2% della Fed. Gli indicatori d’inflazione basati sul mercato sono aumentati considerevolmente negli ultimi mesi ma rimangono bassi soprattutto in prospettiva storica.

-Le misure di inflazione basate sulle indagini congiunturali d’altro canto sono state ampiamente stabili negli ultimi mesi.

-La politica monetaria rimane accomodante. La politica di aumento dei tassi di dicembre, più alti tassi d’interesse nel lungo periodo e un dollaro in rafforzamento implicano che le condizioni legate alla politica monetaria stanno diventando più restrittive.

Europa

-Gli indicatori di fiducia economica in Europa e relativamente a tutti i settori sono in miglioramento. Mentre la produzione industriale sta mostrando segni di accelerazione, la crescita dei consumi delle famiglie rimane stabile.

-Mentre la zona Euro sta vivendo una ripresa ciclica, elementi strutturali negativi, sotto forma dell’invecchiamento della popolazione e di progressi insufficienti in direzione di una piena unione di bilancio, politica e monetaria rimangono fortemente presenti.

-Inoltre, la parte più semplice della ripresa economica è probabilmente alle nostre spalle. I benefici derivanti da fattori economici positivi – compresi i tassi di interesse in calo, tasso di cambio dell’euro inferiore, prezzi delle materie prime più bassi e revoca delle misure di austerità precedenti – si stanno indebolendo. Guardando al futuro, la crescita del reddito reale delle famiglie si mitigherà, dato che l’inflazione è in ripresa.

-Per far sì che l’economia europea continui a realizzare un progresso sostenibile, i governi europei devono intensificare le proprie politiche di investimento. Sfortunatamente, segnali convincenti in tal senso devono ancora manifestarsi.

-Le elezioni che si terranno in Olanda, in Francia e in Germania, faranno del 2017 un anno impegnativo. Considerati lo stato sociale relativamente più esteso, una crisi dei rifugiati meno acuta e la ripresa dell’economia europea, un risultato politico largamente destabilizzante non è lo scenario più probabile al momento. Tuttavia, l’allerta è giustificata dato che il populismo è in aumento. Nel frattempo, il 2017 vedrà l’avvio di negoziati sulla Brexit difficili e incerti.

-L’inflazione è in aumento (1,1% a dicembre rispetto allo 0,6% di novembre) e gli effetti di base faranno sì che essa si alzi ulteriormente nei prossimi due trimestri. Con l’inflazione di base che si aggira attorno all’1% da diversi anni a questa parte, le pressioni sottostanti sui prezzi rimangono deboli, riflettendo il mercato del lavoro fiacco. Anche se ancora ad alti livelli, la disoccupazione sta scendendo e le ricerche sulle aspettative di occupazione continuano a dipingere un quadro positivo. Data la persistenza del grande output gap negativo, ci si attende che le pressioni inflazionistiche rimangano deboli per il momento.

-Tutto sommato, anche se le pressioni sui prezzi di base dovrebbero aumentare leggermente sullo sfondo di una dinamica di crescita più positiva, la BCE sembra sperimentare ancora grandi difficoltà a raggiungere l’obiettivo del 2% di inflazione in modo sostenibile. Pertanto, l’istituto di Francoforte non ha fretta di abbandonare la sua politica di tassi a zero o smantellare il suo programma di acquisto di asset (60 miliardi di euro ogni mese fino alla fine del 2017). Detto questo, il dibattito attorno al tapering diventerà più pronunciato con il procedere dell’anno e la conferma dell’attività economica.

Giappone

-I consumi delle famiglie e la crescita della produzione industriale restano moderati anche se quest’ultima mostra ultimamente segni modesti di miglioramento.

-Anche se la spirale deflazionistica si è conclusa a fine 2013, i salari e l’inflazione non riescono a decollare significativamente nonostante la stretta del mercato del lavoro.

-Nella sua riunione di settembre, la BoJ ha presentato il suo nuovo programma di QE aggiungendo un controllo sulla curva dei rendimenti (concentrandosi sui rendimenti a 10 anni attorno allo 0%) e accettando un temporaneo superamento del proprio target di inflazione (inflation overshooting). Ciò potrebbe essere interpretato come la garanzia da parte di Kuroda di un maggiore margine per l’aumento di spesa fiscale da parte dell’amministrazione Abe. L’idea è quella di stimolare l’inflazione e bassi rendimenti reali, di pari passo con un deprezzamento dello JPY. Tale decisione mette a disposizione della BoJ anche una maggiore flessibilità per ridurre il suo programma di acquisto di asset lungo il percorso.

Mercati emergenti

-Il sentiment sui mercati emergenti è migliorato dall’inizio del 2016 sullo sfondo di una Fed più cauta, di una stabilizzazione dei prezzi delle materie prime e di una riduzione delle preoccupazioni sulle prospettive di breve termine della Cina.

-I mercati emergenti non sono comunque ancora fuori pericolo. L’impegnativo esercizio di riequilibrio della Cina e le incertezze legate al restringimento della politica monetaria negli Stati Uniti, potrebbero mettere in luce maggiori debolezze dei mercati emergenti. Inoltre, la presidenza di Trump lascia presagire maggiori rischi per gli emergenti.

-Anche se è molto difficile dire quando, le preoccupazioni sulla Cina sembrano destinate a ripresentarsi. In effetti, lo sfondo dell’impennata dei prezzi delle case e della continua rapida crescita del credito è tutt’altro che rassicurante.

-Da una prospettiva più ampia, l’inflazione rimane sotto controllo anche se gli effetti di base connessi ai prezzi delle materie prime si fanno sentire nel breve periodo. Esistono differenze significative tra i vari paesi. Mentre l’inflazione in paesi come il Brasile e la Turchia è ancora a livelli elevati, in altri paesi, tra cui la Corea, le Filippine, la Polonia o l’Ungheria, essa rimane al di sotto dell’obiettivo. Nel complesso, la combinazione tra rallentamento dell’attività economica, stabilizzazione delle valute dei mercati emergenti e prezzi delle materie prime dovrebbe assicurare il mantenimento dell’inflazione dei paesi emergenti sotto controllo.

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Condividi questo articolo

ARTICOLI CORRELATI

Mercato azionario in fase bullish da ben otto anni

L’asset allocation di marzo tra inflazione e incertezza politica

La sfida dei tassi a zero, la soluzione high yield

NEWSLETTER
Iscriviti
X