Paradisi fiscali – 4 trilioni di dollari offshore

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Avatar di Marco Mairate 26 Gennaio 2009 | 12:00
Si avvicina il giro di vite per i cosiddetti paesi offshore: piccoli stati o grandi metropoli che hanno acquisito lo status di deposito di valuta e capaci di attrarre nelle proprie banche, miliardi di dollari ogni anno.

Nel 2000 l’agenzia Financial Action Task Force stilò una lista di 23 paesi definiti, non cooperativi, rispetto le leggi internzionali sul segreto bancario e sulle norme di antiriciclaggio.

Di questa lista tre paesi sono ancora in quell’elenco (Andorra, Liechstein e Monaco) ma non ci sono dubbbi che la FATF insieme alla Comunità Europea e le altre organizzazioni monetarie globali, sono pronte a mettere mano alle cosidette legislazioni leggere per un nuovo giro di vite.

L’occasione si presenterà il prossimo aprile, quando il G20 si riunirà a Londra anche per discutere di paradisi fiscali, cooperazione e standard di trasparenza.

Dal canto loro, i paesi offshore si difendono, dando grande disponibilità nell’aumentare le norme che regolano le transazioni bancarie o l’operatività dei fondi di investimento qui registrati  (soprattutto dopo lo scandalo Madoff che dalle Cayman Islands gestiva gran parte dei suoi asset) ma non accettano l’etichetta di paesi oscuri.

Secondo James Nason della Swiss Bankers Association, tutti i luoghi comuni intorno ai paesi offshore serebbero ormai superati: “primo perchè sono ormai tramontati i giorni in cui i centri offshore crescevano unicamente in quanto entità capaci di offrire un’eleveta; secondo, la competizione fiscale oggi si svolge sempre più tra i grandi paesi”.

Resta il fatto che nelle 10 località offshore più famose al mondo, sono depositati quasi 5 trilioni di dollari. Soldi di cui si conosce poco o nulla circa la loro provenienza, denaro che sfugge ai controlli finanziari e soprattutto aggira la pressione fiscale dei paesi di provenienza.

La Svizzera per esempio, paese simbolo nella gestione dei patrimoni e del segreto bancario, detiene circa 1,5 trilioni di dollari, ed è considerata da sempre la super capitale dei paesi offshore. Secondo le stesse autorità nazionali, il segreto bancario qui sarebbe ancora al sicuro ma qualche cambiamento dovrà comuqnue arrivare, sopratttutto dopo lo scandalo UBS negli Stati Uniti.

Ruolo differente per le Cayman Islands, paradiso caraibico che attrae al suo interno quasi l’80% dei fondi hedge di tutto il mondo. Anche in questo caso, l’ultimo scandalo finanziario (Madoff) porterà certamente pressione sulla leglisazione in tema di investimenti e segreto bancario.

Channel Islands e Isola di Man. Sempre isole ma nel freddo mare della Manica, sono depositiati quasi mezzo trilione di dollari. Di recente le autorità dei due centri finanziari hanno ragiunto un acordo con l’IMF e gli effetti si vedranno in un docmuento che verà presentato nella seconda metà del 2009.

Singapore negli anni è diventata la diretta antagonista della Svizzera, non tanto per le masse gestite (solo 250 miliardi di dollari) ma come centro finanziario specializzato nei servizi di private banking, capaci di attrarre in 5 anni oltre 150 miliardi di dollari.
L’Unione Europea di recente ha chiesto a Singapore di firmare una direttiva che obblighi i cittadini EU con depositivi a Singapore, di pagare le tasse sui patrimoni offshore.

Le Bermuda invece sono il centro finanziario scelto dalla compagnie assicurative. Sarebbero infatti oltre 1.600 le compagnie assicurative registrate qui.

Dopo lo scandalo dello 2008, il Lichtenstein sta facendo di tutto per migliorare la propria immagine, e lo scorso dicembre il piccolo principato ha siglato un accordo bilaterale con gli Stati Uniti. Anche la Germania però vuole un accordo simile e la pressione si farà certo sentire.

Nessuno sa dare una stima ufficiale di quanti soldi siano depositati nelle banche e nei caveau di Monaco (nella foto una panoramica del Porto Hercule a Montecarlo) .

Il Principato, che si affaccia sulla splendida cornice della Costa Azzurra, è ancora nella lista nera del FATF, cassificato come non cooperativo. L’ultimo monito per un migliormanto nella segreto bancario è arrivato lo scorso luglio, quando l’IMF ha confermato che c’è ancora molto da fare per portare le norme che vigono nel Principato vicino agli standard a standard europei.

Andorra, altro stato nella lista nera del FATF, è sotto pressione per migliorare le norme sulla trasparenza bancaria e la cooperazione con altri paesi. Soprattutto la Spagna sta facendo pressioni perchè il paese faccia i nomi dei cittadini spagnoli che hanno un conto corrente in questo paese.

Conclude la panoramica le British Virgin Islands. Qui sono registrare il 40% di tutte le aziende offshore del mondo. Così come Bermuda e Cayman, il pese è sotto pressione da parte degli Usa per un miglioramento della trasparenza bancaria.

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