Ricarichiamo le posizioni sulla sterlina in attesa di una Brexit meno hard del previsto

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di Finanza Operativa 14 Febbraio 2017 | 10:00
A cura di Arnaud Masset e Yann Quelenn analisti di Swissquote
Con il 60% dei No, gli elettori svizzeri hanno risposto picche domenica alla proposta di riforma fiscale avanzata dal Governo, mantenendo così intatto –  per ora – l’appeal svizzero per tutte quelle imprese internazionali che decidono di stabilirvi la sede. La soluzione proposta dall’Esecutivo elvetico infatti ha mancato di convincere i cittadini obbligando così il Governo a riformulare la mozione e a farlo anche piuttosto in fretta, dal momento che il regime attuale speciale verrà comunque abolito a partire dal 2019.
Gli investitori invece non hanno preso bene il risultato innescando una serie di vendite sulla Borsa di Zurigo, in quanto la permanenza del vecchio status-quo getta un’ombra sulle prospettive economiche future. La Svizzera infatti potrebbe giocarsi il tutto per tutto in quanto i diversi cantoni da cui è formata la Confederazione hanno modellato le rispettive economie proprio sul regime di benefici fiscali offerti.
Pur tuttavia, per quanto si tratti di un inconveniente di non poco conto per l’economia svizzera, pensiamo che sia un po’ presto per allarmarsi poichè il Governo ha tutto il tempo di formulare un piano B, addivenendo ad una soluzione più bilanciata per raddrizzare la faccenda. Il franco svizzero al momento si mostra poco mosso: gli investitori non sono ancora pronti ad allontanarsi dal porto sicuro rappresentato dalla valuta elvetica, fiduciosi che la Svizzera sappia trovare una soluzione che possa rendere soddisfatti sia le imprese che i contribuenti.
Più a Nord, in Gran Bretagna siamo in attesa di analizzare i dati macro in uscita domani: ci aspettiamo un’inflazione in risalita oltre l’,1,6% fatto registrare a dicembre in quanto le pressioni rialziste sui prezzi al consumo non accennano a diminuire mentre crediamo che il pound sia altamente sottovalutato. Riteniamo inoltre che il dato sulla produzione industriale (ora al 2,7%) possa risultare sopra il 3%, tant’è che valutando lo scenario nel suo complesso possiamo affermare che la Brexit ad oggi abbia rappresentato in realtà la cosa migliore che potesse accadere al Regno Unito.
Inoltre, la debolezza della sterlina sta dando una mano alla Bank of England che ha recuperato così il terreno perso nella guerra delle valute sostenendo le esportazioni. Il cambio con il dollaro Usa ha messo a segno un poderoso rimbalzo da metà gennaio, pertanto manteniamo la nostra view rialzista convinti che i mercati azionari stiano ancora scontando una hard Brexit,  mentre noi riteniamo che ciò non costituisca lo scenario più probabile. Pertanto, approfittiamo della ripresa in essere per aumentare la nostra esposizione in valuta britannica.

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