2017: l’anno della grande de-correlazione metterà in crisi la gestione quantitativa

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di Finanza Operativa 23 Febbraio 2017 | 12:30

a cura di Guglielmo Manetti, Vice Direttore Generale di Intermonte Advisory e Gestione

Le turbolenze politiche, lo scenario di reflazione e la crescita economica globale sincronizzata, che avevamo individuato a fine anno come temi di investimento principali per il 2017, hanno prodotto una significativa dispersione di performance tra le principali asset class da inizio anno.

E’ certamente strano vedere mercati emergenti, oro, mercato azionario USA e high yield americani essere tra i principali performer fino ad oggi.  Alla luce di questa significativa dispersione di performance, abbiamo analizzato in che misura le principali correlazione tra diverse asset class stiano o non stiano più funzionando nell’ultimo periodo.

Scenario di riferimento e metodologia di analisi

Negli ultimi anni abbiamo assistito al prosperare delle gestioni passive e del trading quantitativo, che investono basandosi prevalentemente sulla correlazione tra asset class con un approccio il più possibile agnostico sui fondamentali degli asset sottostanti.

Riteniamo che 35 anni di bull market sull’obbligazionario, e in particolare le eccezionali manovre espansive delle banche centrali negli ultimi anni, abbiano fortemente contribuito allo sviluppo di questi trend in un mondo con tassi tendenti allo zero o negativi.

Abbiamo provato ad analizzare le principali correlazioni tra variabili di mercato negli ultimi 3 o 5 anni. L’elenco non è certamente esaustivo ma pensiamo di avere individuato le correlazioni più significative per il mercato azionario, in particolare per quello italiano. I nostri criteri di analisi sono i seguenti:

  • Misurazione della correlazione: Questo indice dice quanta parte del movimento di una variabile è spiegato dall’altra. Es: quanto parte del movimento del petrolio è dovuto ad un movimento del cambio EUR/USD. La correlazione può assumere valori positivi (diretta) quando le variabili si muovono nella stessa direzione, oppure valori negativi (inversa) quando le variabili si muovono in direzione opposta.
  • Periodo di misurazione: abbiamo confrontato il trend degli ultimi 3 mesi con quello dei precedenti 3 o 5 anni, per vedere come lo scenario attuale si stia distaccando dalle metriche degli ultimi 3 o 5 anni (che hanno certamente influenzato il comportamento degli investitori, per non parlare dei modelli quantitativi che si basano su serie statistiche)
  • Significatività dell’analisi:  la significatività del rapporto è espressa come quadrato della correlazione, l’R-2 (R quadro). Una correlazione tra due variabili è forte quando il suo R-2 è maggiore di 0.5. Il coefficiente R-2 oscilla da un minimo di 0 (correlazione a significatività nulla) ad un massimo di 1 (correlazione a significatività perfetta).

Conclusioni di investimento: tempi duri per le correlazioni!

La ricerca di correlazioni tra le diverse variabili ha sempre attratto l’interesse degli investitori e, negli ultimi anni, ha attratto un numero crescente di investitori e di strategie di trading quantitative e/o algoritmiche che in maniera asettica hanno sfruttato queste situazioni di mercato.

Gli ultimi mesi mostrano tuttavia che lo scenario favorevole degli ultimi 3/5 anni sta subendo un drammatico cambiamento: secondo la nostra analisi, negli ultimi 3 mesi c’è stata un’inversione di tendenza sul 80% delle principali correlazioni a 5 anni e sul 74% su quelle a 3 anni.

I motivi scatenanti possono essere diversi, e non sono l’oggetto della nostra analisi. Riteniamo tuttavia che l’inversione del trend dei tassi e il “reflation trade” che è partito nella seconda metà dello scorso anno e che è accelerato dopo le elezioni di Trump, stia accentuando molto velocemente questi violenti cambi di trend.

Le conseguenze sulle scelte di investimento tuttavia possono essere molto rilevanti. In un mondo in cui lo scenario di riferimento cambia molto rapidamente e dove le correlazioni statistiche più “sicure” entrano in crisi, riteniamo che la gestione attiva sia in grado di meglio interpretare la mutata realtà del mercato.

Un po’ meno statistica e un po’ più di ragionamento e analisi dei fondamentali dovrebbero tornare a favorire la gestione attiva… speriamo!

Report completo qui

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