Messico, alti tassi di interesse ma l’incognita Trump

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di Finanza Operativa 1 Marzo 2017 | 12:30

A cura di Banca Del Piemonte
La retorica protezionista del presidente Trump ha reso gli analisti delle principali case di investimento assai più negativi sul Peso Messicano, dal momento che ci si trova a dover prezzare il cd “rischio di rilocalizzazione” dopo anni di globalizzazione e delocalizzazione, ovvero la possibilità che quanto accaduto nel caso di Ford (che ha cancellato un progetto di costruzione di un nuovo impianto in Messico) possa essere solo la prima di una serie di decisioni che coinvolgano una molteplicità di aziende americane, intente a rimpatriare parti della catena produttiva dislocata in Messico.
Infatti a partire dalla vittoria elettorale di Trump, i movimenti del Peso Messicano sono stati utilizzati quale “termometro” del potenziale impatto che potrebbero avere le politiche protezioniste (tasse e dazi all’import, esenzione dell’export americano) in particolare sul Messico e più in generale sull’universo dei mercati emergenti. Tanto per dare un’idea, nel giorno dell’annuncio della decisione da parte di Ford, il Peso ha perso il 3% nei confronti del dollaro.
Per cercare di esaminare quale sia l’outlook sulla valuta messicana e di come esso si sia deteriorato a partire dall’elezione di Trump si è proceduto ad osservare le previsioni sul cross USD/MXN (a fine 2017) delle principali case di investimento. Ben 14 previsori si attendono il Peso a 22 per 1$ o addirittura più debole, indicando quindi che si aspettano un indebolimento “ulteriore” rispetto a quanto già sperimentato a partire dalle elezioni americane. Le case di investimento più pessimiste prevedono addirittura un valore oltre i 24 (nel peggiore dei casi a 28) entro la fine dell’anno per la divisa Messicana.
I fondamentali ed il posizionamento del mercato. I fondamentali del Peso suggeriscono molta cautela e fanno pensare ad un percorso accidentato in futuro per la divisa. Infatti la debolezza che si vede in questi ultimi mesi affonda le sue radici nell’allargamento del deficit di bilancia commerciale (e di conseguenza di parte corrente) successivo alla crisi dei prezzi petroliferi iniziata nella seconda metà del 2014. In passato un prezzo del petrolio in area 100$ al barile assicurava un pareggio sostanziale della bilancia commerciale messicana; con la rapida discesa del prezzo del petrolio il gap/deficit si è presto allargato causando un protratto indebolimento che perdura da oltre due anni.
A ciò si aggiunge il posizionamento netto “speculativo” assunto dal mercato (escludendo quindi le posizioni a copertura di transazioni commerciali): fino a che il prezzo del petrolio è rimasto sostenuto (area 100$) gli operatori hanno sempre avuto un atteggiamento positivo (lungo) sul Peso. Ma dopo il 2014, man mano che la crisi nel rapporto tra domanda e offerta sul mercato petrolifero assumeva toni sempre più strutturali ed il prezzo si è assestato stabilmente sotto i 55$ al barile, il Peso è stato visto come una scommessa permanente al ribasso da parte degli operatori. Per ora non si vedono riduzioni nel posizionamento corto del mercato; inoltre l’avvento di Trump ha solo esasperato un trend già in atto da molti mesi.
Si possono trarre le seguenti conclusioni.
a. negli ultimi due anni (con marcata accelerazione post-Trump) la valuta si è deprezzata oltremisura; tuttavia per poter considerare il livello attuale come punto di ingresso per beneficiare di un apprezzamento della divisa nel medio-lungo periodo, è necessario prima attendere una significativa inversione di alcuni fondamentali (prezzi del petrolio e di conseguenza deficit di parte corrente, oltre che posizionamento degli operatori);
b. nel breve è lecito attendersi un recupero fisiologico della valuta favorito dalla situazione di ipervenduto e dal posizionamento eccessivamente sbilanciato del mercato: le posizioni speculative nette al ribasso sono su livelli storicamente elevati e potrebbero rientrare in parte;
c. il razionale di investimento è in questo momento rappresentato dall’opportunità di beneficiare di un generoso carry (elevati tassi di interesse) sui bond in valuta locale, in grado di compensare i rischi che deve fronteggiare il Peso;
d. la Banca Centrale del Messico ha infatti risposto alle pressioni inflazionistiche (dovute a fattori temporanei quali le variazioni nei prezzi regolati e l’impatto della svalutazione del Peso) con un ciclo di restrizione monetaria e di rialzo dei tassi che dovrebbe contribuire alla stabilizzazione della valuta: i bond governativi in valuta locale hanno cominciato a scontare queste pressioni inflazionistiche con tassi elevati (sia in termini nominali che reali) fornendo valutazioni interessanti in grado di attrarre capitali;
e. un sostegno proviene inoltre dalla tenuta delle valutazioni delle emissioni obbligazionarie in valuta forte ($), che segnalano una stabilità dello spread, a conferma che i fondamentali del Paese non sono a rischio;
f. per un’inversione più strutturale del trend (apprezzamento/stabilizzazione nel medio/lungo periodo) è tuttavia necessario attendere un ritorno dei prezzi petroliferi su quotazioni decisamente più elevate in aggiunta a riforme strutturali che permettano al paese di aumentare la produzione; solo in questo modo si può avere un ribilanciamento delle partite correnti in grado di supportare la divisa. Pertanto il trend di fondo della valuta resterà negativo fino al verificarsi di questa inversione;
g. la retorica adottata dal presidente Trump sta esacerbando i timori degli investitori nei riguardi dei rapporti commerciali tra USA e Messico, ma cosa più importante potrebbe condizionare gli ingenti investimenti diretti esteri della corporate americana, compensando i fattori positivi visti in precedenza creando un gap fra domanda e offerta di valuta.

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