Il Vix torna sopra quota 12 per la prima volta dal 18 gennaio

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di Finanza Operativa 1 Marzo 2017 | 09:00

A cura di Giuseppe Sersale, Anthilia Sgr
La seconda revisione del GDP US del quarto trimestre del 2016 delude le attese, ma le survey restano eccezionalmente ottimiste. Grande attesa per il discorso di Trump stanotte.
Ebbene si, grazie al consueto recupero finale di Wall Street, il Dow lunedì seraha messo a segno il dodicesimo rialzo consecutivo. Di meglio, il più antico indice US ha fatto solo nel gennaio del 1987, quando ne mise a segno 13. Certo, qualcuno potrebbe farmi osservare che la sto facendo un po’ troppo lunga con questo record: alla fine, l’intero rialzo ammonta a meno del 4%, mentre in 4 delle citate sedute l’indice è salito di meno dello 0.1%.
In verità l’aspetto sorprendente è che questo record non segue una robusta correzione, ma compartecipa di un rialzo che ha visto il Dow guadagnare il 16% dal 4 novembre scorso (al ritmo di oltre il 60% l’anno), subendo come peggior seduta un -0.61% il 31 gennaio.
Un osservazione statistica più interessante, fatta da Sentimentrader i giorni scorsi, è che in nessuna delle 5 occasioni in cui l’indice ha messo a segno simili serie vi è stata una significativa correzione nelle settimane successive (per quanto in 2 casi – 1929 e 1987, il redde rationem sia arrivato alcuni mesi dopo).
In realtà l’unico aspetto degno di nota di lunedì è che il Vix ha scelto proprio questa seduta per chiudere, per la prima volta dal 18 gennaio, sopra quota 12. Ma la giustificazione più sensata è che, a prescindere dal sentiment, gli operatori hanno messo in piedi strutture di hedge dei portafogli in caso di delusione al discorso di Trump stanotte, il che ha supportato la volatilità implicita  negli ultimi giorni.
La giornata dello “State of Union” (il discorso è previsto in serata US e quindi alle 3 di stanotte per l’orario europeo) è iniziata con un tono prudente in Asia. Nonostante un lodevole tentativo, Tokyo ha recuperato le briciole della discesa di ieri. Il timore è che Trump mini ulteriormente il trend rialzista del biglietto verde, causando un ulteriore apprezzamento dello Yen, che nonostante il recente apprezzamento, resta tra i principali corti a giudicare dalle survey di positioning. Eventualmente, anche la produzione industriale di gennaio sotto attese può aver influito. Cauto ottimismo a Shanghai, mentre sullo HSCEI, tra i migliori indici a Febbraio, sono prevalse prese di beneficio.
La seduta europea è iniziata con un tono discreto, trainata dalle banche al secondo giorno di recupero, ma successivamente il nervosismo per l’evento serale ha stemperato l’ottimismo. Sui tassi, ad un tenue ritracciamento del Bund ha fatto da contraltare un ulteriore squeeze del BTP.
Sul fronte macro, CPI febbraio sotto attese in Francia (a causa del calo del vestiario) ed anche Consumer spending deludente a gennaio (principalmente a causa delle revisioni al ribasso di dicembre, che abbassano la base di partenza). Un esempio di dato che diverge dalle survey (la consumer confidence dei francesi è salita da 97 a 100 tra settembre e gennaio). Sorpresa positiva per contro dal CPI italiano, grazie a cibo e energy.
Nel primo pomeriggio, raffica di dati in US:
** La seconda stima del GDP US del quarto trimestre ha confermato il +1.9% annualizzato della prima, vs attese per +2.1%. Rispetto alla prima lettura, i consumi sono saliti (3% vs 2.6%), mentre gli investimenti sono stati ridimensionati. Resta importante il contributo delle scorte, (+0.9%) mentre il canale estero ha sottratto tanto (-1.7%).
** L’advance trade good balance di gennaio ha indicato un maggior deficit rispetto alle attese, mentre le scorte all’ingrosso si sono marginalmente contratte. Ciò lascia intuire un attività inferiore alle attese nel primo mese dell’anno.
** Il Chicago PMI di febbraio ha sorpreso in positivo (57.4 da prec 50.3 e vs attese per 53.5
** La Consumer confidence di febbraio ha segnato un nuovo record dal 2001 (114.8 da 11.6 e vs attese per 111). Non c’è che dire, le promesse di tagli alle tasse mettono di buon umore i consumatori.
** Il Richmond Fed ha a sua volta sorpreso in positivo (17 da 12 vs attese per 10).
A giudicare dal tono delle survey (si pensi anche al record del Phillye alla forza di Empire e Kansas Fed), l’ISM manufacturing in uscita domani dovrebbe battere agevolmente il consenso (cosi come quello non manufacturing pubblicato venerdi). Peraltro, i dati reali, per quanto in media positivi, continuano a non mostrare un eguale brillantezza (vedi i durable di ieri, la produzione industriale, etc).
Volendo essere un po grossolani, si può notare come il GDP del quarto trimestre, rivisto oggi non rifletta il miglioramento osservato nelle principali survey di attività economica. La media dell’ISM manufacturing del trimestre, a 53.3, risulta oltre 2 punti sopra quella di Q3, mentre per l’ISM non manufacturing abbiamo un 55.8 vs un 54.4.
In ogni caso, tutto passa oggi in subordine rispetto al discorso di stanotte, con i vari asset in evidente caccia di livelli di equilibrio. L’azionario europeo ha chiuso quindi in marginale recupero, mentre Wall Street sembra un po’ più nervosa, per quanto i tentativi di discesa trovino sempre un muro di compratori. In attesa di eventuali indicazioni sulla Border tax il Dollaro cede qualcosa, in particolare contro Yen. I bonds restano in generale ben supportati, mentre il credito sembra recentemente aver trovato un isola di pace, visto che niente più lo turba.
Sempre in tema di divergenze, è interessante uno studio di Deutsche bank in cui si mostra come recentemente le revisioni ai forward earnings abbiano preso a scendere. Dai massimi segnati a metà gennaio, le case hanno preso a downgradare le stime di earnings a 12 mesi in particolare in US (-1.1%) e negli emergenti (-0.5%) mentre in Europa resta una crescita, ma è rallentata (+0.1%) a causa di UK e Svizzera (mentre upgrades permangono in Spagna, Italia, Germania e Francia). Resta costante l’upgrade degli utili in Giappone.
Nulla di eccezionalein questi numeri. Poichè alle aziende piace sorprendere in positivo, queste tendono a gestire le attese in modo tsale che le stime crescano molto raramente. Ciò detto, la circostanza un po’ più insolita è costituita dalla divergenza tra l’andamento del macro surprise index globale, che ha continuato a salire, e le revisioni che sono in fase correttiva (vedi grafico).
Lampi di Colore 512

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