La Fed cambia rotta, sicuro un rialzo dei tassi già a marzo?

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di Finanza Operativa 2 Marzo 2017 | 17:00

A cura di Filippo Diodovich, market strategist di IG

Mentre tutti attendevano le parole del neo presidente Donald Trump al Congresso invece le dichiarazioni che hanno mosso i mercati sono state quelle dei governatori Fed. Il presidente della Fed di New York, William Dudley, è stato molto chiaro nelle proprie affermazioni. Nonostante la mancanza di dettagli da parte di Trump sulle prossime azioni governative le aspettative sulle strategie fiscali espansive portano già a credere che la politica monetaria sarà più restrittiva. Anche l’attuale stato di salute dell’economia statunitense ha mostrato un forte miglioramento degli indici di fiducia sia delle famiglie che delle imprese lasciando presagire che l’incremento del costo del denaro sarà molto prima del previsto come ha anche ribadito il presidente della Fed di San Francisco, John Williams (incremento dei tassi a marzo “in seria considerazione”).

Conferme sono arrivate dai dati macro di ieri: l’indice ISM manifatturiero è salito a 57,5% su livelli che non si vedevano da quasi due anni (da agosto 2014), ben superiore alle aspettative del consensus (56,5%) e ben maggiore rispetto ai valori registrati nel mese di gennaio (56%).

All’interno della Fed il vento è cambiato. Se Dudley da sempre riconosciuto come uno dei membri più dovish del Fomc abbia espresso tali opinioni è facile dedurre che anche gli altri componenti della commissione abbiano giudizi simili. Tante possibilità di confermare le attese su un rialzo dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve già nel mese di marzo con i prossimi dati macro (stasera l’importante report redatto proprio dalla Fed chiamato Beige Book) e con i tanti interventi da parte dei membri (votanti e non votanti) del braccio armato della banca centrale statunitense. Venerdì ascolteremo le audizioni molto attese del governatore Yellen e di tanti altri componenti del Fomc (Charles Evans, Jeffrey Lacker, Jerome Powell e il numero 2 della FED Stanley Fisher).

Gli esperti della FED hanno iniziato una nuova era di comunicazione. Siamo molto distanti dal linguaggio ermetico dello storico presidente della Fed Alan Greenspan ma anche dal linguaggio del presidente della BCE Mario Draghi, la Yellen e gli altri banchieri centrali USA sembrano aver deciso di preparare i mercati a un rialzo imminente e le piazze finanziarie hanno reagito di conseguenza. Le probabilità calcolate dall’andamento dei Fed Funds su un incremento del costo del denaro sono passate in pochi giorni dal 20% al 80% con un impennata così veloce che non si vedeva da tantissimo tempo.

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