Trump, l’euforia che nasconde le incertezze

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di Finanza Operativa 3 Marzo 2017 | 16:00

A cura di Sebastiaan Reinders, Lead Portfolio Manager US High Yield di NN Investment Partners

 Gli investitori hanno visto una cavalcata notevole a partire dall’elezione di Trump. Con il mercato che è salito del 10% e rendimenti dei Treasury a 10 anni che sono saliti di 50 punti base dalle elezioni, ci sono elevate aspettative rispetto alla possibilità che le promesse del nuovo presidente possano contribuire ad aumentare la crescita degli Stati Uniti. I livelli di volatilità sono estremamente bassi e non stanno prezzando molti rischi che però sono ancora presenti. Ci sono molte incertezze relativamente all’implementazione dell’agenda di Trump e le stesse politiche restano poco chiare.

I tassi d’interesse si sono mossi verso l’alto in seguito al programma pro-crescita e la necessità di frenare l’inflazione. Ma l’impatto di tassi d’interesse più elevati non è totalmente positivo. Tassi di prestito più alti impatteranno negativamente sulle società più indebitate, aumentando le spese per interesse e, nel tempo, anche i default. Trump ha detto di voler innanzitutto abbassare le aliquote fiscali per individui e imprese. Questa politica fiscale molto probabilmente sarà vista positivamente dalle istituzioni finanziare.

Semplicemente, più soldi nelle mani di chi prende in prestito si traducono in più soldi per ripagare i debiti esistenti e/o per chiedere nuovi presiti. Ovviamente, tasse più basse devono essere finanziate da un budget. Una delle risorse suggerite è la rimozione della deducibilità fiscale degli interessi passivi. Proprio come l’impatto di più alti tassi di prestito menzionati sopra, l’impossibilità di dedurre interessi passivi dalle tasse colpirebbe sproporzionatamente le società più indebitate, le quali gradualmente andrebbero a danneggiare la qualità degli asset bancari. Quindi, le tasse più basse sarebbero qualcosa di positivo, ma finanziare questa riduzione del carico fiscale potrebbe avere ripercussioni negative di vasta portata per le società e le istituzioni finanziarie.

Anche la sanità resta un punto chiave dal punto di vista politico. Con i repubblicani che controllano presidenza, Camera e Senato, uno dei primi punti della loro agenda è l’abrogazione di parte dell’Affordable Care Act. Senza una maggioranza di 60 voti al Senato, i repubblicani non avranno la forza di abrogarlo completamente, ma attraverso un ordine esecutivo (Executive Order and Reconciliation) possono eliminare i punti chiave della legge. Se da un lato i repubblicani hanno sempre detto di voler “Abrogare e Sostituire”, la domanda chiave resta come e quando si attuerà la fase di sostituzione.

Questo contesto rende gli investitori incerti e crea opportunità d’investimento per i gestori focalizzati sul mercato del credito bottom-up. Pensiamo quindi che la gestione attiva possa avere un grande ruolo da giocare nel capitalizzare sulle opportunità in questa fase di incertezza, evitando allo stesso tempo le società che sarebbero influenzate negativamente da questo nuova situazione.

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