Il ritorno dell’Opec: riconquistare una quota di mercato, ma a un costo…

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di Finanza Operativa 7 Marzo 2017 | 17:00

Nel 2014 l’Opec ha sorpreso il mercato del greggio con un inaspettato cambio d’indirizzo. Non avrebbe più difeso il prezzo del petrolio riducendo la produzione per bilanciare il mercato, ma avrebbe recuperato la propria quota di mercato marginalizzando i produttori più cari con una guerra dei prezzi. L’indirizzo dell’Opec è poi cambiato di nuovo. L’accordo raggiunto lo scorso novembre è il primo taglio di produzione dall’inizio della crisi economica.
Un contributo anche dai Paesi non Opec? Sforbiciate arriveranno anche da paesi che non fanno parte dell’Opec (è il primo accordo tra Opec e non Opec in 15 anni), soprattutto dalla Russia, dove la produzione di petrolio è cresciuta molto negli ultimi anni.
Gli analisti sono scettici sull’impegno di Mosca, perché in passato il paese è già stato inadempiente. Secondo noi invece la Russia porterà a termine i tagli alla produzione di petrolio, per una serie di motivi. Il paese ha avuto un importante ruolo diplomatico, facilitando gli accordi tra stati membri dell’Opec e non Opec. Sembra che Mosca ambisca al ruolo di player principale in Medio Oriente, come testimonia il suo impegno consistente nella guerra civile siriana.
Inoltre, l’economia russa rimane in crisi, dal momento che il cambiamento del sistema fiscale – noto come la “grande manovra sulle tasse” –  ha ridotto le entrate statali quando il prezzo del petrolio scende.
La risposta a prezzi più alti. Il costo marginale dell’offerta diventa un fattore nella determinazione del prezzo. Nel breve e nel medio periodo, i bacini alternativi onshore statunitensi possono essere considerati come “produttori marginali”, capaci di aumentare la produzione rapidamente quando i prezzi arrivano a un livello sostenibile.
Prevediamo un deficit nella domanda/offerta nel momento in cui ci sposteremo dal 2017 al 2018. Sarà necessaria una produzione aggiuntiva sia da parte degli onshore USA che dall’Opec per bilanciare il mercato. I prezzi del greggio dovranno essere più alti per assicurare una ripresa nei livelli d’investimento globali, altrimenti il mercato del petrolio rischia di surriscaldarsi nel 2018. Mentre gli USA riescono a reagire piuttosto rapidamente, la produzione marginale a lungo termine di stampo classico (come le piattaforme offshore in acque profonde) ha un tempo di reazione più lungo.  Secondo la società di consulenza del settore petrolifero Rystad Energy, ci vorrà un prezzo superiore agli 80 dollari americani al barile per riequilibrare il mercato nel lungo termine. La nostra previsione sul prezzo del greggio è intorno ai 60 dollari al barile per il 2017 e 70 per il 2018.
Energia, nel 2017 ancora grandi opportunità per gli investitori. Vista la perdita di circa un trilione di dollari americani d’investimento nella recente tendenza al ribasso e un accesso al capitale più limitato, crediamo che, i mercati del petrolio resteranno strutturalmente ristretti per molti anni e questo sarà positivo per i prezzi. Per quanto riguarda le compagnie, con un prezzo di 60 dollari al barile, quelle che si sono concentrate su costi più bassi possono avere margini operativi più alti rispetto a quanto fatto nello scorso ciclo con il greggio a 100 dollari al barile. La filosofia della “qualità prima della quantità” dovrebbe tradursi in una maggiore disciplina nel settore e nell’attenzione alla profittabilità, che significa maggiori rendimenti agli azionisti man mano che il ciclo matura. In quanto manager attivi in questo settore, abbiamo l’evidente responsabilità di assicurarci che le compagnie del nostro portfolio aderiscano a questa filosofia.
Con una propensione per il lungo termine, ci concentriamo sulle compagnie che hanno asset di grande qualità e una gestione del capitale prudente, poiché questo dà loro un vantaggio competitivo rispetto alle altre società, e una maggior possibilità di aumentare il flusso di cassa disponibile e l’utile sul capitale investito (ROCE) mentre portano a termine un forte aumento dei ricavi. Il portafoglio ha registrato una buona performance durante il recente aumento dei prezzi del greggio e del gas naturale.

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