Assalin (NN IP): “La Trumpnomics non destabilizzerà i Mercati Emergenti”

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di Finanza Operativa 7 Marzo 2017 | 18:30

“In ottica di breve termine l’incertezza legata alle politiche statunitensi rimane relativamente elevata, ma la cosiddetta Trumpnomics non rappresenterà una forza destabilizzante per i Mercati Emergenti”. La rassicurazione arriva da Marcelo Assalin, Head of Emerging Market Debt Strategies di NN Investment Partners (gruppo forte di 7,1 miliardi di dollari in gestione sul debito emergente), che spiega: “Dopo l’esito delle elezioni statunitensi, i rendimenti obbligazionari dei Trasury Usa sono saliti con decisione, un fattore che normalmente crea condizioni avverse per il reddito fisso in generale e per il debito dei Mercati Emergenti in particolare, che finora tuttavia ha dimostrato un’estrema resilienza, grazie al miglioramento dei fondamentali di tali mercati nel corso degli ultimi anni: gli Emergenti oggi infatti sono più forti rispetto alla situazione in cui versavano all’epoca del taper tantrum del 2013″.

Tra i fattori favorevoli agli Emergenti, a detta di Assalin, c’è l’importante riduzione del fabbisogno di rifinanziamento con l’estero, favorita dalla netta diminuzione dei disavanzi delle partite correnti nella maggior parte dei paesi Emergenti, oggi meno vulnerabili agli shock esterni e in grado di ammortizzare gli effetti dell’aumento dei tassi di interesse globali e di un potenziale ulteriore rafforzamento del dollaro (a patto però di non essere eccessivo). Inoltre, altro elemento da non sottovalutare secondo lo strategist di NN IP, è un nuovo allungo dei prezzi delle materie prime, a cominciare dal petrolio. Infine, i tassi di interesse reali sono elevati, l’inflazione segue un trend discendente e le divise emergenti sono sottovalutate.

Per contro, tra i fattori di rischio per il debito degli Emergenti, sempre secondo Assalin, c’è l’eventualità di un Donald Trump particolarmente aggressivo che potrebbe entrare in rotta di collisione con i repubblicani al Congresso sulle questioni fiscali e commerciali. Inoltre, il presidente statunitense potrebbe introdurre dazi sui beni dei Paesi Emergenti o addirittura intraprendere una guerra commerciale con la Cina e ciò impatterebbe negativamente sulle esportazioni di quest’area. “Tuttavia il nostro scenario di base – afferma Assalin – prevede un Trump focalizzato su un’agenda incentrata sulla crescita, fattore che porterà benefici all’universo emergente”.

“I tassi di interesse sono ancora ai minimi storici in Europa e in Giappone mentre registrano un leggero rialzo negli Stati Uniti e questo ci fa affermare che il contesto globale dei tassi di interesse si conferma favorevole per il debito emergente – afferma poi Simona Merzagora, Managing Director di NN Investment Partners – e in molti dei mercati sviluppati i rendimenti obbligazionari sono ancora negativi e per questo riteniamo che in tale scenario questa asset class offra un’alternativa di investimento interessante”.

Highlights aree geografiche

America Latina
L’area è fra quelle che più ha beneficiato della ripresa dei prezzi delle commodity, realizzando nel 2016 una delle migliori performance a livello regionale (+14%) dell’universo di investimento di NN IP.
Chi vince:
Argentina: Con il nuovo Governo del presidente Macri il Paese ha registrato importanti progressi sul fronte delle riforme, attraendo capitali privati e ora può essere incluso nell’indice EM Local Bonds. Le prospettive per l’Argentina rimangono positive, con una situazione economica in miglioramento, un export in ripresa e una valuta che garantisce un alto carry e che sicuramente offre più stabilità dopo la recente svalutazione.
Brasile: Va annoverato tra i Paesi più promettenti, in quanto è diventato il mercato obbligazionario più redditizio dell’universo in valuta locale grazie al forte cambiamento politico in atto, con il real cui spetta la palma di valuta best performer, seguito a ruota dal rublo russo.
Chi perde:
Messico: Potrebbe essere penalizzato dall’impatto della retorica elettorale di Trump. Il peso messicano è stato usato come strumento di copertura contro tutti i rischi per i Mercati Emergenti legati all’elezione del candidato repubblicano.

Asia
E’ un’area che offre selezionate opportunità, legate principalmente alle riforme strutturali.
Chi vince:
Indonesia: Il presidente Jokowi ha efficacemente consolidato il proprio potere politico, guadagnando popolarità con la sua agenda di riforme orientata alle imprese, in patria e all’estero.

Chi perde:
Cina: Prevale la cautela. Questo non per preoccupazioni legate alla crescita, che dovrebbe attestarsi attorno al 6,5%, trainata dagli stimoli fiscali e monetari, quanto piuttosto per i progressi delle riforme. Se il Paese si concentrerà troppo sulla crescita a breve termine e troppo poco sul miglioramento del quadro istituzionale e sull’aumento dei livelli di produttività, aumenteranno le probabilità di un hard landing in futuro. In un’ottica di medio-lungo termine esiste la possibilità che i rischi relativi alla Cina aumentino.
Turchia: questo paese ha un ingente bisogno di finanziamenti esterni e questa sua dipendenza lo rende vulnerabile all’innalzamento dei tassi e dei rendimenti dei Treasury.

Dando uno sguardo alle performance, Assalin si attende un altro anno positivo per il debito emergente: “Prevediamo che a fine 2017 i rendimenti decennali USA arriveranno intorno alla soglia del 3%. Questo non significa che gli spread del debito emergente debbano ampliarsi. Storicamente, quando i tassi d’interesse statunitensi aumentano in seguito a un miglioramento delle prospettive di crescita, quasi sempre gli spread del debito emergete subiscono una contrazione. Quindi, sia in ambito sovrano, sia per i titoli corporate e nel segmento hard currency, prevediamo una contrazione degli spread che pensiamo possano scendere verso i 280 punti base. Il rendimento totale delle obbligazioni emergenti in valuta forte potrebbe quindi attestarsi intorno al 5-6%”.

“Sul fronte delle obbligazioni in valuta locale, le nostre previsioni sono piuttosto simili – conclude Assalin – e per l’indice GBI-EM ci aspettiamo un rendimento compreso tra il 4% e il 6%, attribuibile in gran parte al carry dell’asset class che ha un rendimento vicino al 7%. Per i Mercati di Frontiera, invece, i rendimenti totali potrebbero essere di circa il 7-8%”.     G.R.

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