Traiettorie d’inflazione e la Real-Trumpolitik

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di Finanza Operativa 8 Marzo 2017 | 18:30

a cura di James Lovelace, gestore del fondo Capital Group Investment Company of America
 Il mercato azionario USA sembra aver raggiunto la piena valutazione con un rapporto prezzo/utile a livelli raramente visti in precedenza. Con un’economia in miglioramento, un settore industriale in recupero e la possibilità di tagli delle imposte alle imprese, le prospettive per gli utili delle società statunitensi appaiono positive. A nostro avviso, una crescita degli utili compresa tra l’8% e il 10% nei prossimi 12-18 mesi sembra ragionevole e, se si aggiunge un dividend yield del 2%, esiste la possibilità di buoni rendimenti sull’azionario nel 2017 e nel 2018. A più lungo termine, rimaniamo molto ottimisti sulle prospettive per l’azionario USA.
A luglio 2016, un’economia USA a due velocità era caratterizzata, da un lato, da un settore domestico che stava facendo bene, sostenuto da una spesa per i consumi solida. Gli indicatori mostravano dati incoraggianti in settori quali il retail, l’immobiliare e le vendite di autoveicoli. Dall’altro lato, il comparto industriale appariva fiacco. Questa economia a due velocità ha successivamente portato a diversi livelli di inflazione per beni e servizi: i prezzi dei servizi (che sono ampiamente determinati dalle condizioni dell’economia domestica), sono cresciuti di circa il 3%, mentre i prezzi dei beni (che sono più una funzione delle condizioni economiche globali) sono stati stabili o in discesa.
La novità positiva è che, adesso, i problemi che affliggevano il settore industriale non hanno più un impatto significativo sull’economia. Ciò dovrebbe consentire al comparto industriale di far registrare tassi di crescita più robusti nel 2017 permettendo, al contempo, alla crescita economica complessiva del paese di accelerare nuovamente verso l’obiettivo del 2-2,5% osservato prima della fine della recessione a metà 2009.
La risposta della Fed alla doppia velocità dell’economia USA è stata il rialzo dei tassi di interesse deciso a dicembre, che ci aspettiamo continuino a salire a ritmo contenuto anche nel 2017, ma ciò dipenderà in larga parte dai dati in arrivo.
Se con l’elezione di Trump le politiche in materia fiscale dovessero essere compiutamente implementate, potremmo avere uno stimolo pari al 3% del PIL, che potrebbe rivelarsi problematico. L’economia si sta già avvicinando a livello di piena occupazione, causando un’accelerazione nella crescita dei salari. Se nell’economia USA dovessero essere immessi ulteriori stimoli fiscali, ciò potrebbe causare una ripresa dell’inflazione di prezzi e salari, che, a sua volta, porterebbe molto probabilmente a un rialzo dei rendimenti obbligazionari. Nonostante il rialzo osservato dalle elezioni, i rendimenti reali sono rimasti molto bassi, il che sembra in contrasto con un tasso di crescita dell’economia pari al 2-2,5%, più ulteriori stimoli.
Inoltre, se il nuovo Presidente dovesse imporre tariffe significative sull’import, il consumatore USA perderebbe potere d’acquisto, altri paesi potrebbero adottare a loro volta tariffe per ritorsione e le catene di approvvigionamento potrebbero risentirne fortemente. Come risultato, avremmo prezzi molto più alti per i consumatori USA e un possibile rallentamento della crescita economica.
Vi sono tuttavia ostacoli significativi sul cammino verso l’implementazione di tutte le nuove politiche proposte da Trump. Innanzi tutto, molte di queste politiche richiedono l’approvazione del Congresso, che non è scontata. E anche con tale approvazione, occorrerebbe comunque del tempo prima che tali politiche possano essere adottate. Ad esempio, un grosso pacchetto di spesa per le infrastrutture richiederebbe tempi lunghi per essere realizzato, in quanto occorre identificare i progetti e mobilizzare le risorse.
Lo stesso vale per le politiche sul commercio. Inoltre, c’è un limite alla possibile risalita dei rendimenti, a causa delle politiche monetarie accomodanti attuate delle principali banche centrali del mondo. Per questo motivo, non riteniamo che i rendimenti siano così alti da costituire un rischio per l’attività economica nel 2017.

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