Una nuova alba per il Sol Levante

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di Finanza Operativa 10 Marzo 2017 | 15:00

di Anu Narula, Head of Global Equities di Mirabaud AM

Il Giappone, terra del sol levante, ha visto molte “false albe”. Come ha detto recentemente l’economista francese Charles Gave “Il Giappone è stato una sicura fonte di delusione per gli investitori per più di un quarto di secolo”. Tuttavia, pensiamo che ad oggi sussistano delle valide ragioni a giustificare l’ottimismo verso il Giappone, con alcune aree che presentano autentiche possibilità di svolta.

Il tema della “reflazione globale” non è passato inosservato in Giappone. Infatti, il paese che ha avuto il più lungo aggiustamento deflattivo in assoluto, sta ora mostrando segni di cambiamento di rotta, per lo meno nel breve termine. Per la prima volta da vent’anni il settore privato sta superando quello pubblico e la curva di rendimento non è più rovesciata. I profitti delle aziende, che hanno conosciuto livelli di maggior costrizione, stanno crescendo più velocemente del PIL. L’ammontare della liquidità resta elevato e stiamo vedendo non solo un genuino cambiamento nella volontà delle società di distribuire dividendi, ma anche un miglioramento delle spese per capitale.

Non bisogna dimenticare, che gli utili giapponesi hanno un’elevata correlazione con il mercato globale. Quest’ultimo ha vissuto momenti di depressione durante il ciclo successivo alla crisi fnanziaria globale, ma ora sembra che stia toccando il fondo per poi risalire, con i PMI globali che indicano una forte accelerazione del commercio. Il coefficiente di determinazione fra il Topix e il decennale americano è di 0,89, quindi qualsiasi accelerazione costante nella crescita americana e nelle aspettative d’inflazione continuerà a offrire supporto ai titoli giapponesi e a far sì che il rapporto Price to Book del Topix segua da vicino il rendimento del Treasury americano.

I flussi di cassa crescono del 14% all’anno e la Bank of Japan continua il suo acquisto di ETF. Abe è il leader più popolare delle ultime tre decadi e, con gli investitori esteri che hanno abbandonato il 40% degli acquisti effettuati durante l’Abenomics, sicuramente il mercato non è in una situazione di ipercomprato.

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