Elezioni francesi: cosa aspettarsi in caso di vittoria di Marine Le Pen

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di Finanza Operativa 13 Marzo 2017 | 18:30

A cura di Mark Burgess, CIO EMEA and Global Head of Equities, Columbia Threadneedle
La sfducia nei confronti dell’eurozona si è accentuata. La risposta dell’UE alla crisi fnanziaria globale si è concentrata sulle misure di austerità anziché sullo stimolo dell’attività economica, dando a molti l’impressione che la Francia sia governata da entità remote. Molti credono che i governi francesi succedutisi negli ultimi tempi abbiano delegato il potere alla Banca centrale europea (BCE), il che ha contribuito a rafforzare (portandolo perfno agli estremi) il sostegno a qualsiasi prospettiva diversa dal mantenimento dello status quo.
Nel corso delle elezioni passate il sostegno al FN è risultato fortemente correlato alla disoccupazione, a ulteriore conferma del fatto che a votare in favore di un cambiamento  sono stati i cittadini maggiormente emarginati. Dal voto del 2014 in poi, Marine Le Pen ha conquistato ulteriori consensi grazie alla combinazione tra populismo dilagante, paura del terrorismo e, non da ultimo, un senso di frustrazione per le promesse disattese dal presidente François Hollande. Serpeggia inoltre una sensazione generalizzata di diffdenza nei confronti dei temi internazionali, che va aumentando di pari sentimenti sembrano essere avvertiti in misura maggiore rispetto ad altri paesi europei; inoltre, i recenti attacchi terroristici hanno acuito i timori per l’immigrazione, facendo apparire il FN come un’opzione più appetibile, per via delle promesse incentrate sul protezionismo.
La disoccupazione giovanile resta un tema chiave, con gli ultimi dati che segnalano un tasso del 26,2% a fne 2016, un massimo storico per la Francia. Questo è uno dei nodi  principali che Marine Le Pen dovrà affrontare. Sebbene il manifesto del FN non si concentri esclusivamente su questo tema, si spera che, multando di fatto le aziende che assumono personale non francese tramite imposte aggiuntive, si produca naturalmente un aumento delle assunzioni di giovani francesi. 
Questo, tuttavia, è solo un aspetto del problema. Come riconosciuto dall’ex Primo ministro Manuel Valls, la legislazione francese sul lavoro rende più facile assumere personale temporaneo. La scarsa disponibilità di posti di lavoro a tempo indeterminato per i giovani produce tutta una serie di conseguenze, tra le quali l’incapacità di prendere in afftto o acquistare un’abitazione e la flessione dei consumi, che a sua volta si traduce in uno stato di sofferenza dell’economia francese. Alla luce dell’invecchiamento demografico, l’importanza di garantire ai giovani l’accesso al mondo del lavoro è sempre più impellente.
Quali ostacoli dovrebbe affrontare Marine Le Pen? Le elezioni parlamentari si tengono un mese dopo quelle presidenziali, e il loro risultato determinerà quanto potere avrà Marine Le Pen. Per avere il pieno controllo, il presidente eletto deve assicurarsi la maggioranza dei voti in parlamento (289 seggi): un risultato pressoché impossibile per qualsiasi candidato. Dato che un parlamento a maggioranza FN è improbabile, sarebbe necessario formare un governo di coalizione, con un premier eletto tra le fla del partito con il maggior numero di seggi.
Nell’ambito di una coalizione, Marine Le Pen sarebbe tenuta ad accettare una serie di limitazioni dei suoi poteri di presidente. Le Pen ha in programma di rinegoziare le condizioni di adesione all’UE (compresa la restituzione alla Francia di pieni poteri sul controllo dell’immigrazione e sulla politica economica) e di indire un referendum se non ottiene un accordo migliore per il paese. Per indire un referendum bisogna invocare l’Articolo 89, il che richiede l’approvazione di tre quinti del parlamento o del primo ministro.
Pertanto, diventa essenziale la composizione del parlamento o la persona designata come primo ministro da Marine Le Pen. Potrebbe esservi la possibilità che un premier determinato le metta i bastoni tra le ruote e blocchi un referendum sull’appartenenza all’UE. Ma è diffcile immaginare che un governo voglia opporsi alla volontà degli elettori di Marine Le Pen, sapendo che con la sua vittoria un referendum sarebbe imminente.
Che cosa accadrebbe se la leader del FN riuscisse davvero a indire il referendum? Per quanto i recenti sondaggi segnalino una crescente propensione dei francesi a votare per la Frexit, molti sono comprensibilmente restii ad abbandonare la moneta unica per il timore di ritrovarsi con una valuta svalutata, che inciderebbe negativamente sui risparmi e sui mutui individuali. In risposta a queste apprensioni, Marine Le Pen ha dichiarato che “Un ‘serpente valutario’ europeo appare ragionevole. La coesistenza di una valuta nazionale con una moneta europea comune [l’ECU] non avrebbe ripercussioni sulla vita quotidiana.
Questa ipotesi è forse un po’ troppo ottimistica. Un abbandono dell’euro da parte della Francia avrebbe ricadute signifcative sull’unione economica e monetaria nel suo insieme. Dopo il voto sulla Brexit la sterlina ha subito un crollo, il che ha aiutato a gestire l’ampio  disavanzo delle partite correnti rendendo più allettanti gli investimenti nel Regno Unito. Tuttavia, in Francia occorre affrontare innanzitutto i problemi strutturali del mercato del lavoro, che non sarebbero alleviati dalla svalutazione della moneta.
Che cosa possiamo aspettarci dai mercati? I mercati fnanziari scontano già un certo grado di incertezza in Francia. I titoli di Stato francesi sono apparsi alquanto volubili sin dalla vittoria elettorale di Trump negli Stati Uniti, anticipando il rischio di una vittoria della Le Pen. La reazione immediata dei mercati sarebbe probabilmente un picco di volatilità per gli asset francesi dovuto all’incertezza riguardo agli sviluppi
futuri. Poiché si ritiene che una presidenza Le Pen accrescerebbe la probabilità di un abbandono dell’euro da parte della Francia, nel caso di una sua vittoria ci aspetteremmo un marcato ampliamento dello spread tra le obbligazioni francesi e i Bund tedeschi. A titolo di paragone, si noti che tale spread ha raggiunto i 150 pb circa al culmine della crisi dell’eurozona nel biennio 2011/12 ed è alquanto probabile che faccia ritorno a quel livello.

Analogamente, si amplierebbero i differenziali di altre obbligazioni periferiche e  semi-core, in linea con l’aumento del rischio di disgregazione. Sul fronte azionario, il mercato europeo potrebbe cedere nell’immediato fno al 10% per via dell’incertezza sulle possibili implicazioni per l’UE, con ripercussioni potenzialmente maggiori sulle borse mondiali. Le società con fondamentali solidi in settori meno interessati dai cambiamenti geopolitici dovrebbero dare prova di una discreta tenuta. Tuttavia, tornando al problema del debito denominato in euro, a essere penalizzate maggiormente sarebbero con ogni probabilità le banche europee, che potrebbero lasciare sul terreno il 20-30%, vista la flessione del 20% accusata in reazione alla Brexit.
L’uscita del Regno Unito dall’Unione europea rappresenta verosimilmente un evento insignifcante rispetto a una completa disgregazione dell’UE, giacché, con un ritorno dei singoli paesi alle loro valute preeuro, si avrebbe un notevole squilibrio tra attività e passività bancarie ancora denominate in euro.
Gli istituti di credito europei sono ormai da anni sull’orlo di una crisi, come ad esempio quando la Grecia era sul punto di uscire dall’Unione. A medio termine, considerata la situazione in cui si trova attualmente il sistema bancario italiano, quest’ultimo non sembra in grado di poter resistere alle conseguenze di un crollo dell’euro. A essere colpiti non  sarebbero soltanto i paesi fortemente indebitati, ma anche quelli come la Germania (che detiene titoli di debito francesi e italiani).
Secondo lo European Law Journal, “i fnanziatori privati aumenterebbero immediatamente la pressione (spread) sugli Stati membri che non hanno ancora abbandonato l’euro, generando costi incalcolabili sotto forma di un effetto domino che fnirebbe anche per mettere a repentaglio l’economia dei paesi con un avanzo commerciale, che perderebbero una fetta importante dei loro mercati per le esportazioni”.
Indubbiamente il sistema bancario interconnesso dell’UE sarebbe quello a maggiore rischio di collasso, con conseguenze a carico del settore fnanziario globale. Tuttavia, gli ostacoli a una Frexit rimarrebbero elevati e potrebbe intervenire una reazione più ponderata, anche sotto una presidenza Le Pen. In questo scenario rimarrebbero probabilmente un premio e una certa ripidità della curva a causa del mix di politiche più inflazionistiche e meno conservatrici dal punto di vita fscale. Allo stesso modo, le obbligazioni francesi indicizzate  all’inflazione, che attualmente scontano tassi di pareggio di circa l’1,31% su 10 anni, metterebbero a segno performance brillanti.
Ampliando lo sguardo a un orizzonte di medio termine, un’eventuale disgregazione dell’euro esporrebbe il neo-introdotto franco a pressioni in un contesto in cui gli investitori tenterebbero di coprire il rischio vendendo la valuta. Tra gli interventi tradizionali per contrastare la caduta libera del franco fgurerebbero un aumento dei tassi d’interesse francesi e la vendita di attività in euro a fronte dell’acquisto di obbligazioni francesi al fne di rafforzare la valuta. Tali misure comporterebbero una serie di diffcoltà per un governo impegnato a prevenire danni all’economia senza poter contare su notevoli riserve denominate in euro.
Per quanto riguarda altre vecchie valute europee che potrebbero risorgere dalle ceneri, il marco tedesco si rafforzerebbe a fronte di un calo della lira italiana. Per l’Italia e la Grecia potrebbe esserci in realtà un risvolto positivo, sotto forma dell’agognato deprezzamento delle rispettive valute. La rinazionalizzazione della politica monetaria permetterebbe ai  singoli paesi di svalutare le monete nazionali, ma amplifcherebbe anche il problema di  rimborsare il debito denominato in euro.
Il primo turno delle elezioni presidenziali francesi si terrà il 23 aprile; successivamente, qualora nessuno dei candidati ottenesse la maggioranza, i primi due andrebbero al ballottaggio in data 7 maggio. In un mondo che appare sempre più imprevedibile, tutti gli occhi saranno puntati sulla Francia.

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