La Fed e l’illusione dei tre rialzi

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di Finanza Operativa 17 Marzo 2017 | 10:00

A cura di Arnaud Masset analista di Swissquote
Come largamente atteso, la Fed ha aumentato i tassi di 25 punti base portandoli nel range 0,75-1%. Si tratta del secondo rialzo in quattro mesi che nessuno ha mancato di prevedere. Pertanto non ci ha per nulla sorpreso osservare la caduta delle quotazioni del dollaro e dei rendimenti dei titoli governativi (-9  punti base sia per le scadenze a due anni che per il decennale, rispettivamente a 1,30% e 2,48%) mentre la Yellen parlava in conferenza stampa.

Sul mercato Forex l’euro/dollaro ha toccato 1,0746 man mano che gli investitori smontavano le loro posizioni di lungo periodo sul biglietto verde. Un movimento sostenuto peraltro dalla sconfitta elettorale in Olanda del populista Geert Wilders.
Che cosa è successo esattamente? Il mercato ha semplicemente calcolato male il percorso di futuro rialzi dei tassi che seguiranno quello appena visto ieri e, non appena Janet Yellen ha rispolverato i suoi toni da colomba, gli investitori hanno immediatamente realizzato che tre rialzi per l’anno in corso non sono altro che una chimera. Infatti, nonostante la ripresa in atto della economia americana, cominciano a intravedersi nuvoloni all’orizzonte. Una delle cose più sconcertanti è la tendenza ancora negativa nella crescita reale dei salari, in contrazione a febbraio di mezzo punto percentuale rispetto ad un anno fa. Si tratta di un punto fondamentale in quanto l’economia americana si basa per il 70% sui consumi interni.
Pertanto, meno soldi nelle tasche dei consumatori equivale ad una minore pressione sui prezzi che si traduce in una discesa dell’inflazione e, di conseguenza, in un monito per la Fed, che sarà chiamata ad un rialzo dei tassi graduale o addirittura a fermarsi nel processo di normalizzazione della politica monetaria. Il dollaro si trova con una pistola puntata contro avendo davanti a sè un periodo assai complicato con gli investitori che stanno spostandosi progressivamente verso acquisti che incorporano un rischio maggiore e su asset che garantiscono un rendimento più elevato.
Nel breve periodo il cambio eur/odollaro è destinato a scendere ulteriormente a causa delle incertezze politiche riguardanti le elezioni francesi, mentre a beneficiare contro la divisa americana potrebbero essere franco svizzero e yen.

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