Bmo: “Elezioni in Olanda, no news good news”

di S. Bell, Chief Economist, e M. de Bruin, Head of Global Rates di Bmo Global AM

Gli olandesi hanno votato contro il populismo e in favore dell’Europa e di un’economia di mercato sostenibile. Questo potrebbe segnare un punto di svolta rispetto alla crescente ondata che ha visto susseguirsi la Brexit, l’elezione di Trump e il “no” al referendum italiano. L’attenzione adesso è tutta rivolta alla Francia: se Madame Le Pen non dovesse vincere le elezioni presidenziali, saremmo in grado di affermare con un certo grado di fiducia che la sequenza di shock politici è stata interrotta.

L’attuale Primo ministro, del partito VVD, ha conquistato la maggioranza dei voti. Sebbene il partito populista di Wilders, il PVV, abbia ottenuto dei seggi, la loro quota di voti è stata molto inferiore alle aspettative. Wilders ha cambiato il corso della politica olandese, imponendo al Primo Ministro Rutte di prendere fortemente le distanze dalla Turchia e portando il partito di centro-destra CDA a conquistare seggi sulla scia del loro sostegno all’iniziativa di far cantare ai bambini nelle scuole l’inno nazionale. Ma, per usare le parole dello stesso Rutte, gli olandesi hanno detto “no al lato sbagliato del populismo”.

Il nuovo governo olandese sarà una coalizione, come l’ultimo, e non ci sono mai state prospettive per il PVV di far parte di questa nuova coalizione, nemmeno se si fossero rivelati il partito di maggioranza. Ciò che è più importante è che hanno ottenuto meno voti di quanto anticipavano i sondaggi. La lettura trasversale in vista delle elezioni in Francia può fornire qualche rassicurazione sul fatto che sia possibile fare affidamento ai sondaggi, che attualmente suggeriscono una sconfitta della Le Pen al secondo turno.

Le obbligazioni dei Paesi della periferia europea hanno reagito bene ieri. Con le elezioni federali tedesche ridotte a un testa a testa tra il partito pro-Europa di Angela Merkel e il partito ancora più europeista di Martin Schulz, con il partito populista di destra AfD che continua a perdere terreno, aumentano le speranze che il progetto europeo abbia scongiurato anche quest’ultima minaccia esistenziale. Le elezioni in Olanda sono state in realtà la terza buona notizia degli ultimi mesi per l’establishment europeo: a dicembre, la Svizzera si è ritirata dalle discussioni con la Commissione Europea in tema di mobilità del lavoro e il candidato di estrema destra alle elezioni austriache non è riuscito a vincere.

Anche i listini azionari a livello europeo hanno reagito positivamente, soprattutto a seguito della decisione della FED di ieri sera seppure in misura minore rispetto al listino americano. Dal nostro punto di vista i mercati azionari europei hanno un buon potenziale di registrare ottime performance in futuro ammesso che le elezioni francesi diano i risultati attesi. La crescita economica e gli utili societari sono in miglioramento e molti investitori internazionali hanno un ridotto posizionamento sull’Europa solamente a causa di timori legati al contesto politico. Se l’orientamento della politica europea è realmente ad un punto di svolta, allora i mercati azionari del Vecchio Continente, così come la moneta unica, ne saranno i principali beneficiari.

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