Europa: progresso nonostante la politica

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di Finanza Operativa 21 Marzo 2017 | 12:00

A cura di Simon Rowe, fund manager nel team Henderson European Equities di Henderson GI
Con l’attenzione dei giornali focalizzata su Trump, Brexit e sulle speculazioni legate ai prossimi eventi di natura politica – in particolare alle prossime elezioni francesi – se gli investitori europei se la dessero a gambe, sarebbe comprensibile. In ogni caso, gli indici azionari degli Stati Uniti si sono attestati su nuovi massimi e il mood del partito di Trump sembra essersi esteso anche all’ Europa, sebbene nessun politico europeo stia avanzando proposte simili all’agenda del presidente Usa in termini di tagli fiscali, deregolamentazione e protezionismo. Quindi perché questo ottimismo?
All’apparenza, non è chiaro il perchè i mercati europei si stiano muovendo al rialzo, soprattutto in vista delle elezioni, che potrebbero, nella migliore delle ipotesi, confermare lo status quo attuale, piuttosto traballante e, nel peggiore dei casi, minacciare il futuro dell’euro. La Brexit potrebbe apparire come un evento facilmente “superabile”, se paragonata ad un’eventuale vittoria di Marine Le Pen in Francia, visto il desiderio del leader del Front National di portare la Francia fuori dall’Eurozona. Infine, se consideriamo l’instabilità legata alle elezioni in Germania e in Italia, possiamo concludere che c’è più incertezza politica in Europa oggi che all’epoca della crisi greca.
Prevale il pragmatismo di mercato. I mercati sono leggermente ottimisti. Di base, prevale l’opinione di chi non crede che i francesi voteranno Marine Le Pen al secondo turno. E’ certo che in Francia ci sono problemi ben radicati che i politici non sono riusciti a gestire, ma il programma più positivo di Macron sembra essere ancora in vantaggio. Da un punto di vista più generale, inoltre, gli investitori ricordano la notevole capacità di recupero dimostrata dall’Eurozona nelle crisi precedenti. Nel corso di questi periodi, è stato meglio comprare piuttosto vendere.
C’è poi la perfomance economica. A partire dalla metà del  2016, l’economia europea ha lanciato segnali più ottimisti. Le attività di costruzione, gli indicatori di fiducia e il tasso di disoccupazione si stanno tutti muovendo nella direzione giusta, sebbene il quadro non sia ancora ben chiaro e alcune delle mosse siano indicative. La ripresa del prezzo del petrolio ha poi dato una spinta all’inflazione globale nel breve termine, sebbene il tasso sottostante sia rimasto stabile.

Questo incremento ha rimosso alcune turbolenze legate al potenziale rischio di deflazione e, allo stesso tempo, ha incoraggiato la discussione relativa al “quando” la Banca centrale europea (BCE) inizierà a ridurre il suo programma di acquisti. Il tutto ha garantito uno scenario più positivo per il settore bancario, il cui rally è stato continuo sin dall’insediamento di Trump, sebbene il progresso delle banche europee non sia stato così drammatico come quello negli Stati Uniti.

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