Tasso di disoccupazione giù, l’inflazione cresce lentamente

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di Finanza Operativa 21 Marzo 2017 | 16:00

A cura di Jeremy Lawson, capo economista di Standard Life Investments.
Uno dei pochi elementi positivi nell’economia globale negli ultimi anni è stato un miglioramento relativamente diffuso nel mercati del lavoro. Tra la fine del 2014 e il 2016 il tasso di disoccupazione è sceso in 31 delle 39 economie avanzate incluse nel database delle prospettive economiche del Fondo Monetario Internazionale.
I segnali di un’accelerazione costante della crescita mondiale sono di buon auspicio per ulteriori progressi. I dati della scorsa settimana hanno mostrato che l’economia statunitense continua a creare nuovi posti di lavoro a un ritmo accettabile, contribuendo a portare i tassi di disoccupazione ancora più in basso. La disoccupazione dell’Eurozona è diminuita costantemente negli ultimi mesi e i dati delle analisi suggeriscono che i piani di assunzione delle imprese sono saliti al livello massimo da nove anni a questa parte.
Ultimamente in Giappone il tasso di disoccupazione è rimasto stabile a bassi livelli, anche se l’aumento di partecipazione al lavoro suggerisce che la creazione di nuovi posti stia richiamando la forza lavoro sul mercato. Il Regno Unito resiste leggermente alla tendenza, con una crescita dell’occupazione più lenta dopo il referendum UE. I problemi relativi ai dati rendono sempre difficile monitorare l’andamento del mercato del lavoro nei mercati emergenti. Tuttavia, l’indice PMI composito suggerisce che la creazione di posti di lavoro sembra essere ai massimi da 3 anni in tutta la regione.
Le dinamiche del mercato del lavoro saranno importanti nel determinare come l’inflazione si evolverà nei prossimi anni. Ci sono stati pochi segni di pressioni inflazionistiche pronunciate provenienti dal mercato del lavoro, anche in quelle economie che hanno apparentemente portato la disoccupazione verso tassi di equilibrio (nel linguaggio degli economisti NAIRU, o non-accelerating inflation rate of unemployment). Ci sono diverse spiegazioni. In primo luogo, potrebbe esserci più debolezza di quanto non appaia a prima vista.
La Federal Reserve e la Bank of England hanno recentemente ridotto le stime sul tasso di disoccupazione con inflazione stabile per via della crescita dei salari contenuta. Inoltre, la capacità inutilizzata può essere dissimulata nei tassi complessivi di disoccupazione, il che sottolinea l’importanza di concentrarsi su misurazioni più ampie riguardo l’utilizzo della forza lavoro e i trend nella partecipazione al mercato del lavoro.
In secondo luogo, l’inflazione mostra da diversi anni segni di una desensibilizzazione alle fluttuazioni del mercato del lavoro (di nuovo nella lingua degli economisti, la Curva di Phillips si è appiattita). Le banche centrali dovranno osservare da vicino queste dinamiche quando studieranno nuove politiche per i prossimi anni. Evidenze recenti suggeriscono che le pressioni inflazionistiche si rafforzeranno lentamente, anche se questo non dovrebbe offrire una scusa per l’autocompiacimento.

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