Tre scenari per l’Europa

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di Finanza Operativa 21 Marzo 2017 | 16:30

A cura di Nn Investment Partners
Le elezioni politiche tenute il 15 marzo in Olanda, che hanno visto la vittoria dei liberali di Rutte, hanno dato il via a una stagione delicata per l’Eurozona. Infatti, sebbene l’esito del voto olandese abbia detto no al populismo, gli eventi politici imminenti saranno fondamentali per determinare il percorso futuro dell’Europa. La regione si trova pertanto di fronte a tre possibili scenari per il proprio futuro.
Il 2017 sarà un anno rivelatore per l’UE e, in un futuro non molto lontano, l’Europa potrebbe deviare bruscamente dal suo attuale percorso (se il crescente malcontento dei suoi cittadini dovesse sfociare in un’ulteriore disgregazione dell’unione), potrebbe prendere la direzione opposta, rafforzando la sua struttura istituzionale e recuperando, almeno in parte, il sostegno dell’opinione pubblica, oppure, potrebbe imboccare una via di mezzo fra questi due estremi.
Scenario 1 – Eurozona a rischio disgregazione. Questo scenario estremamente negativo prevede la disgregazione dell’Eurozona, che andrebbe avanti in versione ridimensionata, senza i paesi che oggi costituiscono la regione periferica. Il percorso di crescita ne risulterebbe fortemente penalizzato, con uno scenario deflazionistico e, potenzialmente, addirittura un default sovrano nella regione periferica. A nostro avviso, le probabilità di realizzazione di questo scenario sono intorno al 15%. Inoltre, l’impatto di questo scenario di disgregazione sarebbe molto più drammatico di quello della Brexit.
Rappresentando un’area geografica ed economica di minori dimensioni, anche il ruolo internazionale dell’euro potrebbe essere in parte ridimensionato. A lungo termine, i paesi rimasti sarebbero fiscalmente più forti e, dopo aver superato la difficile fase di adeguamento, il nuovo euro verrebbe probabilmente considerato come una valuta sicura, con un’inflazione bassa e un’elevata credibilità in termini di politica monetaria. In un orizzonte di lungo periodo, il suo valore sarebbe probabilmente maggiore di quanto non sia nell’attuale assetto. In base ai paesi che resteranno, la reputazione dell’euro sui mercati valutari potrebbe avvicinarsi a quella del franco svizzero.
Dopo l’uscita dall’eurozona, le obbligazioni periferiche non rientrerebbero più nell’ambito del mandato della BCE. La valuta periferica sarebbe destinata a indebolirsi sensibilmente rispetto all’euro. Gli investitori dei paesi core che investono in obbligazioni periferiche sarebbero penalizzati dall’adeguamento al ribasso della valuta periferica.
Scenario 2 – Europa verso il consolidamento istituzionale. Nello scenario migliore, l’Unione Europea compirebbe passi importanti per il consolidamento delle sue istituzioni, come, ad esempio, creare un’unione bancaria efficace e raggiungere un maggiore coordinamento fiscale all’interno dell’UEM. Ciò richiederebbe il superamento, da parte dei funzionari Ue, di una serie di ostacoli politici complessi apparentemente insormontabili. A nostro avviso, le probabilità di realizzazione di questo scenario sono intorno al 20%.
Questo scenario permetterebbe di risolvere il problema alla radice e ripristinare e rafforzare il potenziale di crescita. Questo sarebbe il risultato più positivo in termini d’impatto sui mercati finanziari. Se tale scenario si verificasse, sarebbe positivo per gli asset rischiosi e negativo per i titoli di Stato dei Paesi core. Infatti, con la riduzione dei debiti pubblici, nel tempo assisteremmo a una progressiva normalizzazione degli spread rispetto ai rendimenti dei titoli core.
La fiducia nell’euro verrebbe ripristinata e ipotizzando, per maggiore semplicità, l’assenza di cambiamenti economici nelle altre regioni, la moneta unica guadagnerebbe terreno rispetto alle altre valute.
Scenario 3 – La via di mezzo. Negli ultimi sette anni i paesi dell’eurozona hanno messo in campo una lunga serie di misure di sostegno finanziario allo scopo di preservare la stabilità finanziaria della regione. La BCE ha partecipato a tale processo tenendo i tassi d’interesse bassi e tagliando il costo del denaro per mantenere il flusso dei prestiti interbancari europei.
Con ogni probabilità, il pragmatismo ad hoc che finora ha consentito all’UEM di tenersi in vita sarà il modo in cui l’Europa affronterà i prossimi incidenti di percorso. A nostro avviso, le probabilità di realizzazione di questo scenario sono le più elevate, intorno al 65%. Riteniamo infatti molto probabile che l’Europa riesca a restare unita come ha fatto finora, principalmente spegnendo gli incendi finanziari, economici e politici mano a mano che scoppieranno, fattore che porterebbe a un lungo processo di crescita e inflazione modeste, accompagnato da una politica monetaria ancora accomodante.
In attesa di sapere quale di queste strade prevarrà, ci prepariamo ad affrontare quello che di certo sarà un nuovo corso per l’Eurozona, con possibili effetti sui mercati. Tuttavia, per provare a immaginare quale di questi scenari avrà la meglio dobbiamo aspettare l’esito delle elezioni in Francia. Una presidenza Le Pen, infatti, renderebbe pressoché impossibile la realizzazione del progresso istituzionale di cui l’UE ha disperatamente bisogno.

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