Congresso di Pechino, Pil cinese fissato al 6,5%

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di Finanza Operativa 23 Marzo 2017 | 12:30

a cura di Helen Zhu Head of China Equities Blackrock

Si è conclusa l’assemblea annuale del Congresso Nazionale del Popolo a Pechino, nel corso della quale sono stati annunciati molti degli obiettivi economici chiave per il 2017 e una serie di misure di politica monetaria. In breve, il Congresso ha ribadito che gli sforzi finora incentrati sull’espansione economica dovranno concentrarsi sul controllo dei rischi finanziari, con l’aiuto delle riforme strutturali anziché tramite il semplice irrigidimento della politica monetaria: a nostro avviso, questo è un ulteriore passo verso il recupero della credibilità delle autorità in Cina, che dovrebbe contribuire a sostenere il sentiment di mercato già positivo.

Il target di crescita del PIL per il 2017 è stato fissato a “circa 6,5%”, sebbene il premier Li Keqiang abbia sottolineato che si tratta di un limite minimo che, se possibile, verrà superato. Il contenimento dei rischi finanziari e l’abbattimento del debito delle aziende sono state identificate come politiche prioritarie e le autorità di vigilanza hanno promesso più coordinamento nella lotta alla finanza-ombra e alle speculazioni sui mercati dei capitali. Dopo aver sorpreso il mercato con i tagli superiori al previsto della capacità produttiva in eccesso di acciaio e carbone, e vista l’impennata dei prezzi delle materie prime, il governo ha rivisto al ribasso i target di diminuzione della capacità per i due settori, promettendo tuttavia di estendere la riforma al settore della generazione di energia elettrica da impianti a carbone e ad altri settori con capacità in eccesso.

Le politiche annunciate sottintendono fiducia nella capacità di gestire le pressioni sociali e accettare una crescita economica inferiore. Una posizione a nostro avviso molto incoraggiante. La PBoC ha anche annunciato una politica monetaria “più neutrale”, con una crescita dei prestiti ipotecari più lenta ma sempre solida. Complessivamente, è emersa una marginale propensione all’irrigidimento.

Crediamo che il contesto macroeconomico cinese si confermerà positivo e che i profitti industriali continueranno a migliorare. La ripresa della crescita del PIL nominale, con l’attenuarsi della deflazione del PPI, dovrebbe generare un ulteriore potenziale di rialzo degli utili societari grazie al miglioramento del potere di determinazione dei prezzi. Crediamo che le riforme strutturali proseguiranno e addirittura che il loro raggio d’azione verrà ampliato, rafforzando uno dei nostri temi d’investimento chiave del 2016 e di quest’anno.

Restiamo positivi sul potenziale di guadagno nel medio/lungo termine delle azioni H rispetto alle azioni A, viste le valutazioni relativamente a buon mercato dei titoli H, che potranno anche beneficiare dei flussi southbound del nuovo Shenzhen-Hong Kong Stock Connect. Restiamo soprattutto sovrappesati nei settori value (come materiali, energia e finanziari), ossia nelle aree dove le riforme strutturali dovrebbero essere più efficaci grazie al controllo delle emissioni e in cui i mercati restano sottopesati, vista la scarsa fiducia nelle capacità di esecuzione delle autorità. Ci teniamo invece lontani dai settori molto dipendenti dalle esportazioni verso gli USA, visti i rischi latenti di protezionismo commerciale da parte dell’amministrazione Trump.

 

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