Reddito fisso: occorrerà fare attenzione ai titoli a lungo termine americani

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Luca Spoldi di Luca Spoldi8 febbraio 2017 | 17:24

LA FED INIZIERA’ A RIDURRE IL PORTAFOGLIO BOND? – Il 2017 rischia di essere davvero un anno pericoloso per gli investitori in titoli a reddito fisso. Mentre quasi tutti gli operatori sono concentrati sulla possibilità che la Federal Reserve torni ad aumentare i tassi se le misure adottate dal presidente Donald Trump riusciranno a far tornare ad accelerare un Pil che dopo sette anni di crescita ininterrotta fatica a salire oltre il 2% di incremento su base annua, qualcuno inizia a temere che potrebbe essere in arrivo una decisione ancora meno gradevole per il mercato, ossia l’avvio della riduzione dell’enorme portafoglio di bond accumulato in questi anni.

A RISCHIO I TITOLI “MORTGAGE BACKED” – La Federal Reserve a inizio mese presentava un attivo di bilancio di 4.415 miliardi di dollari, di cui 4.224 miliardi rappresentati da titoli. Solo una parte di questi sono titoli di stato (2.463 miliardi circa), mentre oltre 1.744 miliardi è rappresentata da “mortgage backed securities”, ossia titoli finanziari collegati a mutui cartolarizzati garantiti da Fannie Mae, Freddie Mac e Ginnie Mae. Titoli che iniziarono ad essere acquistati dalla Fed durante la crisi dei mutui sub-prime che sfociò nella crisi globale del 2008-2009 e continuarono ad essere acquistati negli anni seguenti (solo lo scorso anno la Fed ha acquistato 387 miliardi per rinnovare titoli scaduti).

MOODY’S: CONTRACCOLPI SU TASSI A 30 ANNI – Questa parte di acquisti è sempre stata la più criticata, in quanto a molti è sembrato che la Fed sia andata oltre il suo mandato e se la cosa è stata tollerata durante la crisi, col passare del tempo la presenza di questi titoli in portafoglio offre sempre più il fianco a nuove critiche. Ma se la Federal Reserve inizierà a non rinnovare più i titoli in scadenza o anche a vendere sul mercato i titoli in portafoglio, le conseguenze secondo gli analisti di Moody’s potrebbero essere pesanti per i titoli a lungo termine, con un tasso sul T-bond a 30 anni che potrebbe superare nuovamente il 6% entro i prossimi tre anni. Questo a sua volta potrebbe mettere in crisi il mercato dei mutui immobiliari, hanno fatto eco i colleghi di Rbc Capital Market. Molte altre alternative, d’altra parte, non sembrano esservi, così gli investitori sono avvisati: state attenti a non esporvi troppo su bond a lunga scadenza in dollari.


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