Deprezzamento dello yuan: le conseguenze per le imprese cinesi

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di Finanza Operativa 23 Marzo 2017 | 15:00

a cura di Coface

Il deprezzamento potenziale dello yuan e l’attuazione delle misure di controllo
dei capitali, rappresentano dei rischi di lungo periodo per la Cina. La recente
posizione del paese “prudente e neutrale” in termini di politica monetaria,
annunciata a inizio anno e confermata al Congresso Nazionale del Popolo, ha
attirato l’attenzione.

In futuro, la Banca Centrale (Banca Popolare della Cina, la PBoC) avrà probabilmente un
approccio attendista in reazione al differenziale dei tassi di interesse tra Stati Uniti e Cina,
tanto più che l’amministrazione del Presidente americano Donald Trump esaminerà
dettagliatamente la politica monetaria della Fed in termini di politiche fiscali e commerciali e
investimenti in infrastrutture.

Qualunque sia l’impatto sugli Stati Uniti, la PBoC restringerà poco a poco la politica monetaria
nel 2017, spostando la forchetta dei tassi di interesse da 20 a 30 punti di base, principalmente
allo scopo di monitorare i rischi finanziari e le bolle speculative. Ciò comporterà un aumento
degli oneri finanziari per le imprese cinesi e una possibile spinta al loro disindebitamento
atteso da lungo tempo; e di conseguenza un incremento dei rischi di credito per le imprese
cinesi, in particolare quelle con una posizione finanziaria instabile.

A causa della politica monetaria prudente e delle misure di circolazione dei capitali
implementate dalle autorità cinesi, è probabile che lo yuan assisterà a un lieve
rallentamento del suo deprezzamento, tra il 3% e il 5% nel 2017; di conseguenza, le
fuoriuscite di capitali dalla Cina dovrebbero protrarsi ancora per qualche tempo.

Il forte controllo della PBoC sugli indici dello yuan rappresenta un segnale di una maggiore
tolleranza della volatilità dei tassi di cambio RMB/USD, che a sua volta modera l’impatto
positivo del deprezzamento dello yuan sulla crescita delle esportazioni cinesi. Allo stesso
tempo, si prevede un aumento progressivo dei costi delle importazioni, che dovrebbero
pesare sulle imprese cinesi, la cui produzione dipende fortemente dai beni importati.

In conclusione, per la maggiore parte delle imprese cinesi sarà un anno difficile, segnato
dall’aumento dei costi di finanziamento (in seguito allo spostamento al rialzo della forchetta dei
tassi di interesse) e da una concorrenza più vivace sul mercato (a causa dell’apertura di nuovi
settori alle società estere). Inoltre, alcune imprese potrebbero assistere all’aumento dei costi di
importazione a causa del deprezzamento dello yuan. Tutti questi fattori influiranno
negativamente sulla redditività delle imprese cinesi, a meno che non siano ammortizzate da
una ripresa della domanda estera (a condizione che non venga ostacolata dal protezionismo
commerciale).

“La congiuntura cinese resta uno dei grandi elementi di attenzione per il 2017”, sottolinea
Ernesto De Martinis, CEO Coface Italia. “I rischi di deprezzamento dello Yuan e le recenti mosse attendiste della PBoC potrebbero acuire, infatti, le difficoltà per le imprese cinesi, che si
troveranno così a dover fronteggiare una nuova fase di costrizione e a vedere margini e
redditività ulteriormente ridotte”, conclude De Martinis.

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