Petrolio, più scisto per colmare il gap d’offerta

A
A
A
di Finanza Operativa 24 Marzo 2017 | 10:30

di Roberto Cominotto, responsabile per l’azionario settore Energia di GAM

Una ripresa della produzione di petrolio di scisto americano più rapida del previsto e un incremento delle scorte statunitensi tra gennaio e febbraio hanno generato una correzione del prezzo del petrolio nelle ultime due settimane. Dal nostro punto di vista, si tratta di un problema transitorio e stagionale che si invertirà nei prossimi mesi. I tagli all’offerta dell’OPEC cominciati a gennaio hanno iniziato a impattare sulle scorte americane solo di recente dato che il trasporto dal Golfo Persico agli Stati Uniti richiede tra le 6 e le 8 settimane. Inoltre, la domanda di greggio aumenterà nelle prossime settimane con le raffinerie che rafforzano le proprie operazioni dopo la stagione di manutenzione.

Lo scisto americano continua a dominare le prime pagine e l’interesse degli investitori nonostante rappresenti solo il 5% della produzione mondiale di petrolio. Di conseguenza, molti sviluppi che riguardano il restante 95% della produzione restano nascosti. Infatti, la diminuzione nelle scorte registrata dall’Ocse dall’inizio del secondo trimestre dell’anno scorso è passata decisamente inosservata. Allora ci trovavamo già in un mercato ristretto, ancor prima della decisione dell’OPEC di tagliare la produzione.

Negli ultimi sei mesi abbiamo dipinto uno scenario di mercato stretto per il 2017 e oltre. Tale prospettiva ha trovato conferma recentemente, quando l’Agenzia Internazionale dell’Energia ha evidenziato che una dose insufficiente di investimenti ha generato crescenti rischi per l’offerta mondiale di petrolio.

Nello specifico, l’Agenzia Internazionale per l’Energia ha messo in guardia sul fatto che gli investimenti globali nelle esplorazioni di petrolio e gas dovranno crescere nei prossimi anni dagli attuali 450 fino a 700 miliardi di dollari affinché l’offerta sia in grado di raggiungere il punto di equilibrio con la domanda. Tuttavia, al di là dei confini nordamericani, i produttori non hanno molto interesse nel procedere ad un ritmo più rapido. Le società più importanti del settore sono ancora focalizzate sulle operazioni di riduzione dei costi, nel finanziamento dei propri dividendi e nel pagamento del debito. La spesa globale in petrolio e gas è di conseguenza probabile rimanga ampiamente invariata nel corso del 2017, danneggiando ulteriormente la capacità di offerta a livello globale. Anche nello scenario irrealistico in cui gli investimenti globali dovessero raggiungere il livello richiesto di 700 miliardi di dollari nell’anno in corso, ci vorrebbero comunque tra i 3 e i 5 anni prima che tutto ciò si trasformi in un incremento della produzione.

Dunque, per colmare il crescente gap in termini di offerta è necessario un incremento nella produzione di petrolio di scisto. Ma questo si verificherà solo qualora il prezzo del petrolio arriverà ad un livello più alto, soprattutto in considerazione del fatto che i costi dello shale americano stanno mostrando una tendenza al rialzo. I produttori al momento stanno prospettando un incremento di circa il 10-15% nei costi dei servizi per il 2017, mentre le società di servizi suggeriscono numeri ancora più alti.

Alcuni prodotti e servizi come quelli relativi al frac sand, pressure pumping e servizi di completamento stanno già raggiungendo un livello elevato di utilizzo della capacità e ci attendiamo un incremento dei prezzi tra il 20 e il 40% per l’anno in corso. Dal nostro punto di vista siamo ben posizionati in vista di questa ripresa, con la tecnologia per petrolio e gas che rappresenta al momento il nostro posizionamento più ampio in portafoglio.

Il forte slancio nella ripresa dell’attività e dei prezzi per i servizi all’industria petrolifera statunitense, finora sottovalutato, ci ha portato a rafforzare la nostra esposizione nel segmento a scapito dei produttori del settore che dovranno fronteggiare una crescente inflazione dei costi per servizi.

Guardando ai prossimi mesi ci attendiamo che un rapido pareggio delle scorte di petrolio supporti i prezzi del greggio e le azioni del settore energetico nei prossimi mesi. Nello specifico continuiamo ad attenderci un prezzo del petrolio in aumento verso ai 60 dollari al barile nel 2017. Non si tratta di un incremento molto significativo ma comunque sufficiente a supportare una ripresa sostenuta dei titoli del settore energetico, soprattutto quando avremo segnali più evidenti nei prossimi mesi che il mercato globale del petrolio sta entrando in una condizione di carenza di offerta che lo accompagnerà per gli anni a venire.

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Condividi questo articolo

ARTICOLI CORRELATI

Top 10 Bluerating: Gam, un bis elvetico

Investimenti, Giappone: utili e azioni attesi in crescita

Top 10 Bluerating: Gam, vittoria elvetica

NEWSLETTER
Iscriviti
X