Franceschetti (Gefran): “Obiettivi 2017, +6% di fatturato e un ebitda margin al 12%”

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di Finanza Operativa 24 Marzo 2017 | 15:00

Nel 2016 Gefran ha aumentato i ricavi del 3,4% a 119,3 milioni di euro, l’ebitda è raddoppiato da 5,7 a 11,3 milioni ed è tornata in utile per 3,95 milioni di euro, contro una perdita di 4,8 l’anno precedente. Abbiamo incontrato il Ceo Maria Grazia Franceschetti in occasione della Star Conference 2017 in Borsa.
Nel giro di un anno avete ribaltato la situazione e tornato a chiudere in utile il bilancio…
È stato un lavoro durato un paio di anni, con una forte attenzione alle spese e al taglio dei costi per recuperare in efficienza. Abbiamo ottenuto miglioramenti in tutte e tre le nostre aree di business, sensori, componenti di automazione e motion control.
Ce le illustra nel dettaglio?
I sensori valgono il 41% del fatturato e sono quelli a maggiore redditività. I ricavi hanno superato i 50 milioni e l’ebitda margin è al 26,7%; i componenti per automazione sono il 26% dei ricavi, 32,4 milioni di ricavi e 2,4 di ebitda, contro i 388mila euro dell’anno prima. Infine il motion control: valgono l’ultimo 33% del fatturato, 40 milioni anche nel 2016 e una perdita di 4,5 milioni a livello di ebitda, ma nel 2015 l’area era in rosso per 6,7 milioni. E per il 2017 contiamo di arrivare a break even. A livello consolidato la marginalità di ebitda è stata del 9,5%, in forte crescita rispetto al 2015 quando era al 4,9 per cento. In tutto questo abbiamo anche dimezzato l’indebitamento finanziario netto, dai 24,9 milioni di fine 2015 ai 12,9 di dicembre.
Il 2017 come sta andando?
Puntiamo a consolidare i risultati dell’anno scorso, e i primi mesi dell’anno evidenziano una tenuta dei risultati e ci danno fiducia di poter raggiungere i target che ci eravamo prefissi. Vale a dire un aumento del 6% del fatturato, una marginalità del 12%, quindi ancora un crescita rispetto al 9,5% del 2016, e infine un ebit margin del 6%: era negativo nel 2015 e al 4,3% l’anno scorso.
E come sta cambiando la vostra ripartizione dei ricavi a livello geografico?
È rimasta sostanzialmente stabile: circa il 63% del fatturato in Europa, il 22% in Asia e il 15% nelle Americhe. Nel complesso serviamo 52 Paesi, con 11 siti produttivi e 13 organizzazioni commerciali.
E un eventuale fase protezionistica degli Stati Uniti come impatterebbe sulla vostra società?
Potrebbe essere positiva, dato che noi abbiamo impianti produttivi negli Usa, che valgono quasi il 12% del fatturato, e questo ridurrebbe la concorrenza estera.
Quali sono i vostri obiettivi per quest’anno?
Oltre al miglioramento dei margini puntiamo alla crescita dei ricavi tramite progetti mirati, a investire per mantenere elevato il livello tecnologico della nostra società: il 6% dei ricavi e il 15% della nostra forza lavoro è nel settore della ricerca e sviluppo. Infine, come visto, a far emergere il valore della nostra business area “motion control”, che ora considero inespresso.  M.M.

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