Credito commerciale, torna la fiducia nel 2016

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di Finanza Operativa 12 Aprile 2017 | 10:30

a cura di Cerved
Secondo l’Osservatorio Cerved sui Protesti e i Pagamenti delle imprese, nel 2016 il numero di società protestate ha toccato un minimo; sensibili i miglioramenti anche nei ritardi dei pagamenti. Si è chiuso quindi un anno che restituisce segnali di miglioramento della situazione economico-finanziaria delle imprese italiane.
Nel 2016 sono state protestate 22,5 mila società, il 23% in meno rispetto al 2015. Si tratta, di quasi un dimezzamento rispetto al massimo toccato nel 2012, quando le società con almeno un protesto erano 43 mila.
Anche le abitudini di pagamento mostrano segnali di netto miglioramento: secondo i dati di Payline – il database di Cerved che monitora le esperienze di pagamento di oltre 3 milioni di operatori economici – in media le aziende hanno liquidato i propri fornitori in 73,8 giorni, registrando una riduzione di 1,9 giorni rispetto al 2015 e più di una settimana in meno rispetto al 2012.
“Le imprese uscite dalla crisi evidenziano abitudini di pagamento più regolari, che riflettono anche condizioni finanziarie più equilibrate ha commentato Marco Nespolo, Amministratore Delegato di Cerved Minori ritardi e tempi più brevi sono accompagnati da un ritorno delle imprese a concedere credito commerciale, un segnale di rinnovata fiducia del sistema. Rimangono tuttavia ampi divari, con il largo consumo, la distribuzione e diverse regioni meridionali in cui la presenza di mancati pagamenti e ritardi è ancora molto elevata”.
 TEMPI DI PAGAMENTO: IMPRESE PIU’ PUNTUALI IN TUTTA L’ECONOMIA
Nel 2016 le imprese italiane hanno pagato più velocemente i propri fornitori: in media i tempi di liquidazione delle fatture sono infatti scesi a 73,5 giorni, (-2,1 giorni rispetto al 2015). Il miglioramento è dovuto principalmente al calo dei ritardi, che sono passati da 17,3 a 15,4 giorni. La maggiore velocità nei pagamenti si accompagna ad un aumento della percentuale di imprese puntuali, che tocca negli ultimi tre mesi dell’anno il 47,1%, in crescita dal 44,7% del 2015. Parallelamente si riduce dall’8% al 7,2% la presenza di imprese con ritardi superiori ai due mesi, casi che possono sfociare in mancati pagamenti o veri e propri default.
Rispetto al 2012 i miglioramenti sono consistenti: le imprese hanno anticipato i pagamenti di circa una settimana, con tempi passati da 81 a 73,8 giorni. Hanno contribuito, da un lato, il calo dei ritardi (-4,8 giorni rispetto al 2012) e, dall’altro, scadenze più rigide (-2,5 giorni). I dati più recenti indicano che la riduzione delle scadenze è ormai solo marginale (-0,3 giorni tra 2015 e 2016), mentre prosegue con forza il calo dei ritardi (-1,9 giorni).
I tempi di liquidazione delle fatture si riducono in tutte le fasce dimensionali, con le imprese più piccole costrette a rispettare condizioni più severe: le micro imprese saldano le fatture in 62,9 giorni nel 2016 (65,4 nel 2015), le grandi in 87 giorni (89,2 nel 2015), sfruttando il loro potere negoziale come strumento di gestione della liquidità. Migliorano anche le PMI, che passano dai 74,8 giorni del 2015 ai 72,9 giorni nel 2016.

Analizzando i dati per settore, le imprese dei servizi sono quelle che hanno contribuito maggiormente all’accorciamento dei tempi di liquidazione (-3,1, a quota 70,3 giorni); più contenuto ma significativo anche il calo dei tempi di pagamento nel settore industriale (-1,6, a quota 77,4 giorni). I dati a livello regionale mostrano che le imprese sono state più veloci in tutte le aree della Penisola, con il Mezzogiorno che, nonostante registri il miglioramento più consistente (-3 giorni), conferma i tempi di pagamento più lunghi (77,4 giorni), soprattutto rispetto al Nord Est (69,6 giorni).

PROTESTI: IL 2016 SEGNA UN NUOVO RECORD POSITIVO

Il 2016 segna un nuovo record positivo per quanto riguarda i protesti: nel corso dell’anno sono state protestate 22,5 mila imprese, il 20% in meno rispetto al 2015. La tendenza è in parte attribuibile al consolidamento delle condizioni economico-finanziarie delle imprese e in parte al minor ricorso ad assegni e altri titoli protestabili.

Il calo dei protesti è diffuso a tutti i settori dell’economia: la diminuzione risulta più marcata nell’industria (-21,7%); seguono le costruzioni (-20%), che tuttavia rimangono il settore in cui l’incidenza del fenomeno è più alta (l’1,5% delle società del settore ha avuto almeno un titolo protestato). Infine, il terziario, dove si concentrano la metà delle società protestate (12,6 mila imprese), registra un calo del 19,4% su base annua.

La riduzione è diffusa anche dal punto di vista geografico, con il Nord Est che registra la performance migliore. Nell’area sono 2,5 mila le imprese protestate (-21,6% rispetto al 2015), seguita dal Nord Ovest, con 4,5 mila protesti (-18,7% rispetto al 2015). Non mancano, tuttavia, forti disparità territoriali: nel Mezzogiorno, nonostante il calo (-21%), la diffusione del fenomeno rimane elevata (9,4 mila imprese protestate, pari all’1,4%) e nel Centro si registra un’incidenza superiore alla media nazionale (6,2 mila imprese protestate, 1,1%). Tutte le regioni del Mezzogiorno, ad eccezione della Sardegna (0,8%) registrano un’incidenza dei protesti superiore all’1%, con il valore massimo registrato in Calabria (1,8%).

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