Petrolio, possibile estensione dell’accordo sul taglio della produzione a maggio

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di Finanza Operativa 12 Aprile 2017 | 15:00

A cura di Erasmo Rodriguez, Energy and utilities equity analyst di Ubp

In seguito all’accordo tra Opec e Paesi non Opec sul taglio della produzione di petrolio, il Brent è salito. Tuttavia, il mercato subisce ancora il crescente rischio che l’offerta statunitense aumenti e risente di un indebolimento dell’ottimismo circa un’eventuale estensione dell’accordo OPEC/non OPEC. Ciò ha portato a una forte correzione a marzo che fatto perdere molti dei guadagni, anche se la pressione al ribasso ora sembra sia stata in parte controbilanciata da un recente senso di ottimismo.

Ma il mercato del petrolio resta guidato dalle preoccupazioni di un forte accumulo di scorte da parte degli Stati Uniti, di un potenziale aumento della produzione di shale oil, di una crescente domanda di impianti di trivellazione negli Stati Uniti, di segnali contrastanti da parte dell’OPEC circa i tagli all’offerta per il secondo semestre 2017, di prese di profitto e liquidazioni da parte dei fondi d’investimento. A questa situazione complicata si aggiunge l’instabilità politica dovuta alla recente incursione aerea in Siria da parte degli Stati Uniti.

Le scorte commerciali statunitensi di greggio sono aumentate in 11 delle prime 12 settimane del 2017. Questo crescente livello di riserve rianima le preoccupazioni sul fatto che l’offerta statunitense compenserà le frenate alla produzione da parte dell’Opec. Tuttavia, ci sono due importanti punti da considerare: innanzitutto, l’aumento delle scorte statunitensi è stato supportato da una crescita dei volumi di petrolio importato, con una produzione interna in aumento di soli 253 milia barili al giorno dal dicembre scorso; in secondo luogo, gli Stati Uniti sono l’unica regione al mondo in cui le scorte sono al di sopra della loro media di cinque anni. Negli altri Paesi e nelle altre aree (Europa, Giappone e Cina), invece, le scorte di greggio e di petrolio raffinato stanno calando, attestandosi al di sotto dei livelli del 2016 e/o della loro media dei cinque anni.

Ci sono ragioni per rimanere fiduciosi su un ribilanciamento del mercato del petrolio nel secondo semestre del 2017. La domanda globale resta solida con l’International Energy Agency (IEA) che prevede una crescita di 1,4 milioni di barili al giorno per quest’anno. L’offerta globale invece dovrebbe rimanere piatta, aiutata da una crescita modesta della produzione dei Paesi non parte dell’OPEC (0,4/0,6 milioni di barili al giorno) e da un’offerta debole da parte dell’OPEC.

Finalmente, il mese scorso, l’OPEC ha prodotto 32,1 milioni di barili al giorno, 0,2 milioni di barili al giorno in meno rispetto a febbraio. Ci aspettiamo che il Cartello estenda l’accordo sulla produzione attuale nel corso del meeting di maggio. Tale decisione, in combinazione con il miglioramento delle scorte di greggio globali durante l’estate, dovrebbe migliorare il contesto di mercato nel complesso.

In conclusione, il mercato dovrebbe andare incontro a un ribilanciamento nel secondo semestre del 2017, supportando una previsione di un prezzo a sei mesi tra i 55 e i 60 dollari al barile.

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