Elezioni UK, un rischio calcolato

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di Finanza Operativa 19 Aprile 2017 | 19:00

A cura di Michael Browne, portfolio manager Martin Currie (gruppo Legg Mason)
L’annuncio delle elezioni anticipate della premier Theresa May potrebbe rivelarsi una mossa astuta. Se vince, avrà una Camera dei comuni a maggioranza Tories e un nuovo mandato, nonché un grosso aiuto nel processo di negoziati per la Brexit con l’Unione Europea.
In che modo favorisce i Tories. Con la riforma elettorale introdotta dall’ultimo parlamento, le elezioni anticipate devono essere approvate da una maggioranza di due terzi della Camera dei comuni. La premier conservatrice ha in effetti smascherato i partiti di opposizione, che stanno ostacolando la sua “hard Brexit”.
I rischi. I Tories, tuttavia, sono dati per favoriti dai sondaggi. Nel frattempo, il Labour arranca; il suo leader, Jeremy Corbyn, sta lottando per avere il pieno appoggio dei deputati laboristi, dopo che il suo potere era stato messo in discussione lo scorso anno. Potrebbe non esserci più tempo per selezionare in maniera “chiara e cristallina” i nuovi membri del parlamento laburisti (da alcuni visto come un’occasione per sbarazzarsi di quei deputati che avevano votato contro Corbyn). Per il resto, il Partito per l’Indipendenza del Regno Unito, uno dei protagonisti del voto sulla Brexit dello scorso anno, è sceso anch’esso nei sondaggi.
La sfida scozzese. In Scozia, le elezioni anticipate potrebbero essere un’occasione per il Partito Nazionalista Scozzese (SNP) di affermare il proprio mandato politico e quindi chiedere un secondo referendum sull’indipendenza – dopo che May, il mese scorso, aveva respinto la richiesta di votare nuovamente avanzata del governo scozzese guidato dall’SNP.
Un aiuto per la Brexit. Una vittoria dei Tories aiuterebbe May nei negoziati per la Brexit. L’Unione Europea ha chiaramente chiesto più tempo per il processo di uscita, con l’obiettivo di estendere il periodo di transizione al 2019 (dopo le prossime elezioni britanniche). Adesso i tre anni di negoziati finirebbero nel marzo del 2022, prima delle prossime elezioni generali.
A livello europeo, significa che nei prossimi cinque mesi le tre maggiori economie saranno chiamate al voto – e potrebbero diventare quattro se l’Italia (come si prevede) andrà anch’essa alle urne. Mentre l’Europa sarà concentrata sulla politica interna, gli Stati Uniti avranno carta bianca a livello internazionale.
Cosa significa per gli investitori. Di certo, la questione principale (se non l’unica) per gli elettori britannici sarà la Brexit, ma da un punto di vista degli investitori possiamo aspettarci dei benefici a livello locale, come un potenziale rimbalzo per i costruttori edilizi. La prospettiva di una vittoria dei Tories potrebbe anche avvantaggiare la sterlina e supportare le azioni domestiche – e dall’altro lato danneggiare i titoli del FTSE per via dell’effetto del cambio di valuta della sterlina – ovvero, l’esatto contrario di quanto successo sui mercati dopo il voto a favore della Brexit nella seconda metà del 2016.

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