Perché le cose non sono più come una volta nei mercati emergenti

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di Finanza Operativa 20 Aprile 2017 | 12:00

A cura di Carlos Hardenberg, Senior Vice President & Managing Director di Templeton Emerging Markets Group
La prospettiva di stabilizzazione dei prezzi delle materie prime e di miglioramento degli utili societari ha contribuito a risvegliare l’interesse degli investitori per i mercati emergenti durante lo scorso anno. Ma gli investitori che tornano a rivolgere l’attenzione ai mercati emergenti odierni potrebbero riscontrare una situazione molto diversa dal passato.
Se esaminiamo le società dei mercati emergenti in cui investiamo oggi, scopriamo che sono lontane anni luce da quelle che analizzavamo uno o due decenni fa.
Il panorama delle società dei mercati emergenti ha subito in generale una significativa trasformazione dai business model spesso essenziali del passato, che tendevano a concentrarsi su infrastrutture, telecomunicazioni, modelli bancari classici od imprese legate alle materie prime, ad una nuova generazione di aziende estremamente innovative che entrano nell’universo tecnologico ed adottano processi di produzione a valore aggiunto molto più alto.
Cominciamo inoltre ad osservare l’affermazione di alcuni marchi molto forti, rappresentati in tutto il mondo, provenienti da paesi dei mercati emergenti.
Alla fine degli anni Novanta, quando ho cominciato a muovermi nel mondo degli investimenti nei mercati emergenti, le società tecnologiche costituivano soltanto circa il 3% dell’universo rappresentato dall’indice MCSI Emerging Markets (EM).[1] Sei anni fa l’informatica (IT) rappresentava ancora meno del 10% delle società investibili nell’indice.[2] Molte cose sono cambiate da allora.
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Oggi il settore IT (inclusi hardware, software, componenti e fornitori) costituisce circa un quarto dell’indice MSCI EM.
E sebbene gran parte di questa attività abbia origine in Asia, comprese Taiwan, Corea del Sud ed in misura crescente la Cina, assistiamo a sviluppi analoghi anche in America Latina, Europa centrale ed orientale e persino in Africa.
Il settore IT può essere un segmento difficile da capire e valutare. I business model cambiano rapidamente, adattandosi alle esigenze in continua evoluzione dei consumatori e rispondendo a nuovi requisiti ambientali. Di conseguenza, è necessario dedicare più tempo a capire e valutare le singole società prima di investire nei titoli giusti, anche sulla base della propensione al rischio desiderata.
Al momento, abbiamo identificato opportunità tra alcune delle società maggiori, ma tendiamo generalmente a preferire quelle di medie dimensioni, che riteniamo possano crescere complessivamente più del mercato. Andiamo alla ricerca di società che riteniamo capaci di adattarsi in modo più efficiente ed adeguarsi più flessibilmente ad un contesto in rapida evoluzione e che sono gestite da management team flessibili ed adeguatamente incentivati.
Il valore della gestione attiva negli investimenti nei mercati emergenti. Sebbene nell’ultimo decennio l’universo degli investimenti nei mercati emergenti abbia registrato una notevole evoluzione, restiamo fermamente convinti che questi rimangano una classe di asset in cui la gestione attiva è destinata a giocare un ruolo essenziale per svariate ragioni.
I mercati emergenti tendono ad avere proprie regole e discipline operative che riguardano le aziende, le società differiscono notevolmente in termini di atteggiamento nei confronti degli investitori di minoranza, gli standard di governance variano in misura significativa e le complessità locali determinano tendenze ed abitudini dei consumatori. Abbiamo spesso bisogno di sviluppare relazioni piuttosto strette per acquisire una migliore comprensione delle prospettive economiche e trovare dei management team di successo che rispettino le regole.
Riteniamo che questi fattori possano costituire un aspetto importante a mano a mano che l’attenzione si riporta sui mercati emergenti, a fronte del generale miglioramento delle performance che abbiamo di recente osservato in questi mercati.
Dopo oltre tre anni di stasi a livelli depressi, gli utili delle società dei mercati emergenti stanno evidenziando segnali di ripresa e ciò si rispecchia nelle tendenze delle società e dei loro management, nonché nei relativi dati finanziari.
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Recentemente, nel corso di un viaggio a Dubai, io ed il mio team abbiamo incontrato una serie di società africane, del Medio Oriente e di altri mercati emergenti, che hanno dimostrato una fiducia ed una disponibilità decisamente maggiori a condividere le loro prospettive per i prossimi 12-24 mesi.
Anche nelle regioni che stanno ancora attraversando una fase di adeguamento e ribilanciamento, osserviamo un aumento della stabilità e condizioni economiche sottostanti sempre più robuste, come basso debito, stabilizzazione dei mercati delle materie prime, minore volatilità valutaria e maggiore fiducia dei consumatori.
Dopo un periodo relativamente cupo per i mercati emergenti, sembra che molti fattori che avevano attirato gli investitori verso la classe di asset, quali una crescita degli utili più forte, maggiori livelli di crescita del prodotto interno lordo e tendenze del consumo decisamente più interessanti, potrebbero rientrare in gioco.

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