Gruppi bancari verso il futuro

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Giuseppe G. Santorsola di Giuseppe G. Santorsola4 agosto 2017 | 06:05

Una veloce disamina dello scenario bancario evidenzia la crescita quanti-qualitativa di intermediari dedicati a canali di distribuzione e contatto alternativi allo sportello tradizionale, il cui numero invece decresce costantemente. Sono coinvolti quasi tutti i campi di intermediazione tradizionali, raccolta, credito (soprattutto al consumo e personale, ma anche leasing e factoring, mutui, assicurazioni, risparmio gestito, consulenza e aree wealth. In sostanza le aree di business con maggiore valore aggiunto potenziale. Una veloce rassegna statistica evidenzia come tutti i principali gruppi bancari abbiano nel proprio perimetro entità o marchi dedicati allo sviluppo di nuovi canali
a distanza, fuori sede oppure anche solo specializzati in segmenti nei quali è possibile sviluppare business “diversi” da quelli che vanno creando problemi di diseconomicità, perdita o irrigidimento.

Tra qualche anno le principali entità bancarie potrebbero anche invertire la propria composizione complessiva, deviando gran parte delle attività verso le nuove entità. Tra l’altro, anche quando le banche notoriamente in difficoltà sono nella necessità di alleggerire i propri asset, vengono conservate proprio le componenti più nuove, valutando queste come quelle dotate di maggior valore sia quale apporto per i nuovi soggetti economici di destinazione sia quale area dalla quale intessere nuove soluzioni di azione strategica. Non è priva di significato l’ipotesi che nei prossimi dieci anni le nuove entità possano costituire il fulcro dei maggiori gruppi bancari anche attraverso lo spostamento verso di esse dei clienti con maggiori potenzialità di servizio e di relativo valore. Attraverso Basilea 3, Mifid 2, Aifmd, Psd2, Prips e qualche altra direttiva questo nuovo profilo assumerà un disegno più consistente e regolato da norme più funzionali agli anni futuri.

santorsola@uniparthenope.it


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