Cf certificati, occasione da non perdere

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Andrea Giacobino di Andrea Giacobino16 ottobre 2017 | 06:22

Mancano tre mesi alla scadenza del 3 gennaio 2018. È il giorno in cui entrerà in vigore in Italia la direttiva Mifid 2 che, al netto di tutte le imperfezioni che può avere – e probabilmente ha come qualsiasi altra normativa, assicurerà al cliente maggiore trasparenza nell’offerta dei servizi finanziari che gli verrà proposta. La normativa contiene anche un forte richiamo all’esigenza che i consulenti finanziari abbiano un solido bagaglio professionale alle spalle, una cui parte non secondaria è rappresentata da un percorso formativo chiaramente delineato. Se la nostra è la società dell’informazione, lo è altrettanto della formazione continua: mai come ora non si deve cessare di studiare e di imparare. L’industria dell’advisory in Italia è oggi caratterizzata dalla sempre più marcata presenza di professionisti che arrivano dal mondo bancario.
Il fenomeno è probabilmente irreversibile, considerato che le banche devono tagliare i costi nell’ottica di difendere i coefficienti patrimoniali. È però vero che in passato politiche commerciali scellerate imposte dalle direzioni di molti istituti di credito hanno spinto clienti, colpevolmente ignoranti, ad acquistare prodotti finanziari rischiosi. La formazione è quindi un passaggio vieppiù obbligato per quei bancari che oggi entrano nel settore della consulenza finanziaria e passano dalla logica del rapporto di lavoro dipendente a quella dell’iniziativa imprenditoriale.
Dalla formazione alla certificazione il passaggio, un tempo facoltativo, finirà per diventare obbligatorio.
La certificazione delle competenze da parte di un ente terzo che non sia la banca-rete mandante è garanzia ulteriore della professionalità dell’advisor e non solo un titolo di merito. Efpa Italia, oggi presieduta da Mario Ambrosi, già conta circa 5.000 advisor certificati – prevalentemente consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede – con un patrimonio medio in gestione di circa 30 milioni di euro per iscritto. Adesso la fondazione vuole entrare nel vasto mercato della certificazione dei bancari, resa obbligatoria dalla direttiva. In questo senso vanno le due certificazioni European Investment Practitioner (Eip) e European Investment Assistant (Eia), che contengono i requisiti di conoscenza e competenza richiesti dalla normativa, affermando uno standard comune in tutta Europa. Nello specifico, l’Eip – in cui sono confluiti i 1.115 certificati Defs, prima incarnazione dello standard previsto da Efpa per il mondo delle filiali – è una certificazione concepita per gli operatori che prestano un servizio di consulenza di base che prevede anche il collocamento. L’Eia invece è la certificazione di livello più basso, che si rivolge agli sportellisti che forniscono al cliente informazioni sui prodotti della banca.
I nuovi lidi della finanza” è il titolo del meeting annuale che Efpa Italia ha tenuto il 12 e 13 ottobre, con la partecipazione di autorevoli esponenti del settore. La certificazione della consulenza finanziaria vive un momento storico per compiere un salto non solo dimensionale, ma che può e deve diventare occasione di crescita dell’intera industria dell’advisory. Un’occasione da non perdere. BLUERATING vuole essere a fianco di Efpa e proprio per questo curerà il suo nuovo magazine.


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