Dalla Brexit alla Brentry

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di Alessandro Rossi 9 Marzo 2018 | 07:00

Una volta Carlo d’Inghilterra disse che “gli architetti moderni a Londra hanno fatto più danni della Luftwaffe”. Negli ultimi anni si sarà pentito mille volte di quell’affermazione, se solo si sarà fermato a guardare lo skyline della capitale inglese. Chi va a Londra trova una città magnifica, piena di innovazione senza rinnegare la storia, efficiente, funzionale, dal tenore di vita molto alto.
Le preoccupazioni della Brexit sono lontane, anche perché non si notano segnali negativi sull’occupazione e anche il mercato immobiliare, che avrebbe dovuto contrarsi, sembra puntare in alto. Non solo. La BoE (Bank of England) sta pensando di alzare i tassi perché l’inflazione sta risalendo, andando verso il traguardo del 2%. Insomma la Brexit fa bene alla salute dell’economia britannica trasformandola in Brentry, ovvero l’ingresso nei posti più alti di chi conta nel mondo.
Se si rovescia la medaglia però si scopre una situazione completamente diversa. E a rivelarla è stato addirittura il ministero per l’uscita dall’Europa. L’analisi esamina tre degli scenari più plausibili della Brexit: senza accordo con l’Ue la crescita del Regno Unito si ridurrà dell’8% nei prossimi 15 anni rispetto alle stime attuali; con un accordo di libero commercio con l’Ue, la crescita del Regno Unito calerebbe del 5% nello stesso periodo; mentre l’opzione più positiva, che prevede che il Regno Unito mantenga l’accesso al mercato unico, farebbe diminuire la crescita economica al 2%. Chi ha ragione? Difficile a dirsi. Però il mondo non può fare a meno di una delle sue capitali economiche e finanziarie. Inoltre un’Inghilterra debole, a parte qualche scaramuccia molto provincialmente europea, può creare più problemi che vantaggi ai concorrenti. Quindi la vecchia Inghilterra non si arrenderà tanto facilmente.

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