Il controllore bacchettato

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di Fabrizio Tedeschi 12 Giugno 2018 | 06:03

Anche Mario Draghi ha subito gli strali dei controllori europei. La Ombudswoman Emily O’Reilly, dopo un anno di indagini, ha “invitato” il governatore della Bce a non frequentare il club dei 30, luogo d’incontro di attuali e precedenti banchieri centrali, accademici ed esponenti di importanti banche e istituzioni finanziarie. Motivo del richiamo è la possibile presenza di soggetti controllati dalla Bce e l’opacità delle riunioni del club, che sono strettamente private. Per questa opacità la O’Reilly ritiene che l’immagine dell’istituzione sia offuscata e il popolo possa perdere la fiducia in chi lo governa. Per il momento non c’è risposta da parte della Bce. Ovviamente non è in discussione l’indipendenza di giudizio e l’imparzialità della Bce. Quello che non piace all’Ombudswoman è l’apparenza che questi incontri potrebbero generare nel pubblico per potenziali combine tra controllori e controllati e per il fatto che non ne vengono pubblicati i verbali. La conseguenza di queste percezioni potrebbe essere la possibile perdita di fiducia nell’istituzione. Per farla breve: la Bce non solo deve essere indipendente, ma deve anche apparirlo, come disse Cesare della propria moglie (noi confidiamo che la Bce sia più virtuosa della consorte di Cesare). La Ombudswoman si è distinta per altri interventi sempre per colpire atteggiamenti inopportuni, da parte di persone ai vertici d’istituzioni europee, quali il passaggio di Barroso a consulente di un’importante banca d’affari. Un identico intento di trasparenza e di opportunità non farebbe male in casa nostra. Per esempio una maggiore trasparenza delle autorità, anche indipendenti, con pubblicazione dei verbali delle riunioni dove si decidono nomine pubbliche, sanzioni o altre forme d’intervento. Una conoscenza completa di questi atti consentirebbe in primo luogo il loro controllo, in secondo luogo lo sviluppo di una prassi trasparente della gestione della cosa pubblica.

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