Benvenuta IDD

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di Giuseppe G. Santorsola 12 Novembre 2018 | 05:09

Lo scenario è difficile da interpretare. Dopo molti anni di asimmetria normativa, la distribuzione assicurativa si confronta con una condizione non dissimile da quella dell’intermediazione finanziaria. Il perimetro della distribuzione doveva quindi essere ridisegnato. Sotto il profilo normativo la IDD regola meno rigidamente gli inducement (rispetto alla Mifid 2). Il vocabolario assicurativo resta oscuro, quando si considerano termini quali gestione separata, retrocessione e premio, la cui lettura nel settore è difforme dal senso comune. Il Rui resta un registro, fortemente difforme rispetto a Ocf e Oam, con numeri di aderenti, nelle sezioni a) ed e), troppo elevato per attivare una selezione qualitativa simile a quella dei due organismi. Eppure, sotto un profilo sociale (in senso lato), il comparto assicurativo è quello più consistente in prospettiva futura, partendo da quote e volumi, rispetto alla ricchezza, insufficienti rispetto allo scenario del bisogno di lungo termine. La finanza lavora stock quasi doppi rispetto al Pil, il credito alle persone ha realizzato tassi di crescita molto significativi dall’inizio del millennio, mentre l’assicurazione mantiene ritmi di crescita più lenti con forti volumi di origine obbligatoria e un’innovazione più ridotta. Due altri limiti si riscontrano nella dinamica del marketing (in senso lato di aderenza al bisogno) e nell’educazione del cliente, versante nel quale l’attivismo è ancora molto contenuto. La Idd contempla nuovi costi, impegni amministrativi e oneri di struttura; i bilanci degli operatori in ritardo potrebbero risentirne (come con la Mifid). Una previsione generale che trascende tuttavia da alcune interessanti strategie, qui tralasciate, i cui investimenti potrebbero invece avere ritorni interessanti.

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