L’Italia è un problema, ma non il principale

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di Alessandro Rossi 23 Ottobre 2016 | 15:18

Ricordate la Brexit? O ve ne siete già dimenticati? In caso di vittoria del “Leave” doveva succedere la fine del mondo. E invece siamo sempre qui, ogni paese europeo con i suoi problemi, l’Europa con i suoi. Ora tocca al referendum costituzionale sulle riforme del governo, nuovo Senato in testa. L’autorevole rivista americana “Forbes” è arrivata a ipotizzare che se vincesse il no sarebbe la fine dell’euro, immaginando scenari che non sono tecnicamente fattibili come un referendum sull’uscita dalla moneta unica non previsto dalla Costituzione italiana. Vinca il sì o il no l’Italia del giorno dopo sarà identica a quella del giorno prima. Magari in borsa potrà esserci un po’ di bagarre pronta a rientrare nel giro di qualche settimana, esattamente come è successo nel dopo-Brexit. Quindi tranquilli. I problemi che possono davvero influire sui mercati sono altri. L’Italia è uno di questi problemi ma non il principale. Piuttosto che cosa può accadere se Hillary Clinton non vincerà le elezioni americane? La reazione dei mercati che scommettono su di lei sarà rabbiosa ma alla fine gli Usa avranno comunque un presidente (anche se con il parrucchino) e si cominceranno a guardare gli effetti sull’economia reale e sulla politica estera. Poi i mercati decideranno davvero.

Piuttosto bisogna avere l’occhio lungo in Europa. In Austria, il candidato di estrema destra è in testa nei sondaggi per la presidenza. In Europa meridionale, oltre al Referendum italiano, la Spagna fa ancora fatica a formare un governo e la Grecia è quella che è. Infine, sia la Germania che la Francia si avvicinano alle elezioni nazionali del prossimo anno in cui dovranno fare i conti con i partiti populisti in ascesa. Senza Merkel e Hollande sarà la stessa Europa?

E se dovesse riprendere a correre la spesa degli Stati, allora sì che per i mercati saranno dolori.

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