Contante ed evasione, l’analisi di Santorsola

Sul numero di BLUERATING di gennaio, con il titolo “Il sinallagma Contente ed Evasione”,  è uscito il  250esimo Contropelo, l’editoriale che da anni accompagna i lettori del magazine, scritto da Professore ordinario di Asset Management, Corporate Finance e Corporate & Investment Banking all’Università Parthenope di Napoli. Ecco il testo dell’editoriale 

Sinallagma indica un nesso di reciprocità fra due elementi. Proviamo ad accostare il termine (tipico del diritto per gli aspetti definitori di un contratto) al dibattito sulla fissazione di un limite all’utilizzo del contante (M) negli scambi fra i diversi soggetti dell’economia.

Non vi è alcun limite alla detenzione e conservazione personale di M; esistono – nell’ambito delle direttive comunitarie – limiti all’utilizzo dello stesso negli scambi fra soggetti privati. Recentissime decisioni hanno stabilito in 10.000€ il tetto nella UE, con facoltà di soglie minori per singoli Stati in ragione della valutazione dei rischi connessi. Scelta congrua con i principi delle direttive AML ma foriera di soluzioni molto differenziate in un territorio senza confini doganali. Eppure, secondo i dati FMI, salvo per la Germania (3%) il rapporto M/PIL è omogeneo intorno al 10% per i maggiori Paesi. Per evidenza o i rischi sono talora superiori o i controlli sono inferiori.

Il contante viene comunemente collegato ad ipotesi di riciclaggio e/o di evasione fiscale (uno dei reati fonte del primo). Non esiste un riscontro probante, pur risultando strumento utile per compiere entrambi i reati. Non tutta la M circola effettivamente, risultando (senza dati affidabili) tesaurizzata in cassette e nelle abitazioni. Non necessariamente, non provato, ma plausibile che sia in parte l’esito di irregolarità fiscali, ma anche fonte di tranquillità e sicurezza per il futuro, soprattutto per le generazioni più anziane.

Tutto ciò è oggetto di dibattito per due ragioni del tutto opposte: se sia obbligatorio o meno, al di sotto di soglie da stabilire, accettare pagamenti in forma elettronica in luogo del contante e quali siano i costi effettivi (in diminuzione per la gestione del servizio con strumenti elettronici ma non per la gestione del contante, costo raramente valutato, ma stimato come più alto di quello oggi discusso).

Infine, si presuppone che il contante possa nascondere la corretta registrazione degli incassi con le ovvie conseguenze su imposte dirette e indirette. Assunto certamente realistico e fondamento del dissenso in corso.

Detto ciò, io sono utilizzatore seriale dei pagamenti elettronici, gestisco contante medio inferiore a 50/70€ e ho prelevato nel 2022 in tutto circa 1700€, 5€ al giorno.

Ricordiamo ai lettori che i primi 150 editoriali sono stati raccolti in un volume disponibile a questo link (clicca sull’immagine qui sotto)

 

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