Fisco: più approfonditi i controlli sui conti correnti

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di Luca Spoldi 25 Febbraio 2020 | 12:17

Il fisco mette gli occhi sui conti correnti

Gli occhi del fisco sono sempre più puntai sui conti correnti degli italiani. L’Agenzia delle Entrate ha, in particolare, tre potenti strumenti per tenerli sotto controllo: il “risparmiometro”, la “superanagrafe” e il modello Isee (Indicatore della situazione economica equivalente). Proviamo a scoprire meglio di che si tratta. Il cosidetto risparmiometro, in particolare, è un algoritmo che serve a rilevare incongruenze tra entrate e uscite dai conti correnti e quanto viene indicato da ciascun contribuente in sede di dichiarazione dei redditi.

Un decreto fisserà le regole del risparmiometro

L’eventuale superamento di alcune soglie di scostamento dovrebbe far scattare l’accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate. Dovrebbe, perché solo con la pubblicazione del decreto del ministero dell’Economia e Finanze e del ministero dello Sviluppo Economico, dal primo aprile prossimo, si saprà nel dettaglio i limiti, le regole e i criteri in base ai quali i conti correnti degli italiani potranno essere controllati. Per riuscirvi l’Agenzia delle Entrate farà ricorso alla superanagrafe.

Il problema della tutela della privacy

Quest’ultima unisce i dati dell’Agenzia con quelli della Guardia di Finanza. L’accesso da parte dello stato a una così rilevante mole di dati sensibili dei cittadini ha aperto peraltro una controversia riguardante la necessaria tutela della privacy. Dopo tutto a nessuno piacerebbe correre il rischio di essere “sbattuto in prima pagina” come sospetto evasore da qualche ministro in cerca di visibilità elettorale, per di più sulla base di dati comunque indiziari. Per questo si era pensato di ricorrere a una sorta di risparmiometro anonimizzato, ma anche così i contribuenti potrebbero essere potenzialmente identificati durante i controlli sui conti correnti e per questo si aspetta una pronuncia definitiva del Garante della privacy.

I controlli sul modello Isee

Meno problematico appare l’utilizzo del modello Isee (strumento che serve alla pubblica amministrazione a valutare la situazione economica delle famiglie che richiedono una prestazione sociale agevolata). Si tratterebbe infatti di utilizzare dati autodichiarati da ciascun contribuente. La verifica relative ai dati anagrafici, patrimoniali e reddituali indicati nella Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) da compilare per la richiesta dell’Isee si concentreranno sui saldi e sulle giacenze medie di conti correnti, libretti postali e depositi dei contribuenti. Eventuali difformità o omissioni, in particolare riguardanti il valore del patrimonio mobiliare complessivo della famiglia, faranno scattare controlli.

Occhio alle cifre sui conti correnti

Controlli che, a differenza di quanto accaduto sino al 31 dicembre scorso, non si limiteranno solo più a verificare la corrispondenza tra i conti correnti esistenti in archivio e quelli che risultano intestati ai vari componenti del nucleo famigliare ma, appunto, anche alle cifre movimentate sugli stessi. Considerando che in parallelo il governo sta cercando di limitare l’utilizzo del denaro contante perché “naturalmente” collegabile a movimenti “in nero”, per i contribuenti infedeli sarà sempre più difficile evitare di incappare in un controllo.

Alcune spese attirano i controlli

In particolare alcune voci di spesa potrebbero da sole far scattare un controllo se ritenute troppo elevate, ad esempio: affitti o leasing immobiliari, acquisto della casa, spese di manutenzione della stessa, utenze, spese per i collaboratori domestici, spese mediche, polizze assicurative auto, acquisti di auto di lusso, spese per smartphone, palestre, pay tv e abbonamenti, spese di viaggio e soggiorno, spese per pasti al ristorante. Occhio dunque a cosa indicate in dichiarazione e a cosa vi “dimenticate” di indicare.

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