Mutui: le offerte rese più convenienti dal coronavirus

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di Luca Spoldi 9 Marzo 2020 | 12:56

Coronavirus, banche centrali sotto i riflettori

L’epidemia da coronavirus Covid-19 preoccupa le autorità finanziarie mondiali almeno quanto quelle sanitarie, tanto che dopo la decisione della Federal Reserve di tagliare di mezzo punto i tassi ufficiali su Fed Funds, in molti sono convinti che a muoversi saranno a breve la Banca centrale europea (che potrebbe rafforzare il suo Quantitative Easing, ripartito lo scorso novembre al ritmo di 20 miliardi di euro al mese), la Bank of England e la Bank of Japan.

Tassi di riferimento reagiscono sui mercati

Nel frattempo i tassi benchmark sul mercato credito, che lo scorso anno avevano accennato a un minimo rialzo a seguito del tentativo di “normalizzazione” messo in atto dalle banche centrali e già finito nel dimenticatoio, sono tornati a calare, a beneficio di chi ha già sottoscritto o sta per sottoscrivere un mutuo sulla casa. Questi ultimi hanno come benchmark di riferimento l’Euribor nel caso siano stipulati a tasso variabile, l’Eurirs se a tasso fisso.

Euribor e Eurirs già calati da inizio anno

Ebbene, dal primo gennaio a oggi l’Euribor a 3 mesi (utilizzato come benchmark dalla maggior parte dei mutui a tasso variabile attualmente offerti in Italia) è calato da -0,379% a -0,473%, mentre l’Eurirs a 20 anni (benchmark dei mutui a tasso fisso di tale durata) è passato ad +0,595% a +0,01%. Ciò non significa che sia possibile ottenere capitali gratis per l’acquisto di un immobile. Ogni banca applica infatti uno spread sopra il tasso benchmark. Inoltre il benchmark stesso è di solito calcolato come media delle rilevazioni del tasso (Euribor o Eurirs) nell’ultimo trimestre e dunque si adegua non istantaneamente.

Mutui, in calo i costi per i richiedenti

Anche tenuto conto di ciò comparando le offerte delle principali banche italiane, al momento chi volesse acquistare casa facendosi finanziare, a 20 anni, 150 mila euro (a fronte di un immobile del valore di 200 mila euro), potrebbe optare per un mutuo a tasso variabile con interessi che nei migliori dei casi oscillano tra lo 0,5% e lo 0,7% circa. Ciò equivale a Taeg tra lo 0,64% (nel caso di Unicredit) e 0,84% (nel caso di Credit Agricole). In alternativa per gli stessi importi e durate i più convenienti tassi fissi variano tra lo 0,6% e l’1%, con Taeg che risultano pari tra lo 0,75% (è il caso di Banco Bpm) e l’1,22% annuo (nel caso di Intesa Sanpaolo).

Ogni voce di costo può fare grande differenza

Ad accrescere la distanza tra tasso di riferimento, tasso applicato e Taeg, oltre allo spread applicato sui tassi benchmark per le varie scadenze dai singoli istituti, sono anche la perizia e le spese d’istruttoria (che possono variare tra zero e 200-300 euro nel primo caso, tra 500 e anche 1.000 euro nel secondo). Attenti dunque a considerare attentamente ogni voce di costi, anche perché a risentirne sarà la rata finale. Con Taeg dello 0,75% nelle ipotesi di cui sopra (e con tasso fisso) si inizierà a rimborsare una rata di 664 euro al mese, se il Taeg è pari all’1,22% la rata salirà a 689 euro. La differenza, moltiplicata per 12 rate annuali per 20 anni, è pari a 6 mila euro.

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