Feste e viaggi annullati, non sempre ci sono i rimborsi

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di Luca Spoldi 30 Aprile 2020 | 11:14

Coronavirus costringe italiani a cancellare impegni

L’emergenza coronavirus ha costretto oltre 9,6 milioni di famiglie italiane a cancellare o rimandare impegni che avevano in programma in questi mesi e per i quali avevano già sostenuto delle spese. E’ quanto emerge da una indagine che Facile.it ha commissionato all’istituto mUp Research in collaborazione con Norstat. In particolare oltre 5,1 milioni di famiglie (pari al 27,6% dei nuclei familiari italiani) hanno dovuto annullare matrimoni, comunioni, cresime o compleanni per via dell’epidemia di Covid-19.

Feste annullate causa Covid-19

Un caso particolare è quello legato alle feste di compleanno, di adulti o bambini, previste in sale prese in affitto. Il 13,7% delle famiglie italiane è stato costretto ad annullarle, e oltre la metà (50,8%) non è riuscita ad ottenere un rimborso. Degli oltre 1,1 milioni di famiglie coinvolte in matrimoni che gli sposi sono stati costretti ad annullare ben il 29,1% non ha ottenuto alcun rimborso per la cerimonia cancellata.

Quasi 3 milioni vedono sfumare le vacanze

Sono poi quasi 3 milioni le famiglie che hanno perso soldi per vacanze già in tutto o in parte pagate ma poi annullate a causa del lockdown. L’indagine ha fatto anche emergere come il 20,8% dei nuclei familiari non abbia potuto usufruire del biglietto aereo, navale o ferroviario. Come forma di rimborso, nel 35% dei casi è stato dato un voucher da poter riutilizzare in un’altra data, percentuale che sale fino a raggiungere il 40,6% nel Sud e nelle isole e al 43,6% presso le famiglie composte da 4 o più persone. Ma oltre 1 famiglia su 4 (25,5%) non ha ottenuto alcun rimborso.

Rimborsi per eventi non sempre assicurati

Tra i numerosi impegni che gli italiani hanno dovuto annullare non va scordata la partecipazione ad eventi, manifestazioni, congressi, concerti, fiere e spettacoli. Il 25,2% delle famiglie italiane ha dovuto annullare o rimandare queste attività a causa della pandemia. Nel 49,2% dei casi è stata data loro la possibilità di riutilizzare quanto già acquistato in un’altra data, ma nel 33,6% dei casi non è stato offerto alcun rimborso.

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